Panchina, rigori e lacrime: Don Andrés dice addio

Signore del calcio

Crudele, sì. Un Mondiale spietato da non confondersi però col gioco del calcio. Quello ha omaggiato Iniesta, come lui ha omaggiato il gioco stesso. Perché “il calcio e la vita regalano anche questo”, gioie e dolori. Dice sempre Andrés. Perché con un Mondiale, due Europei, quattro Champions League, nove campionati, un Pallone d’Oro assegnato simbolicamente con colpevole ritardo di diversi anni, non si può certo dire che il lieto fine non ci sia stato. Iniesta è già di per sé il lieto fine. Anche nell’ultima sconfitta difficilmente pronosticabile contro i russi. “Me ne vado con l’amaro in bocca – vero – è un momento difficile, non siamo stati all’altezza, ma la Spagna andrà avanti, ci sono giocatori di grande livello”. Iniesta è inevitabilmente triste. Avrebbe voluto lasciare con un’altra vittoria. Con un altro titolo. Ma nessuna polemica. Su Hierro: “Decide l’allenatore”. Sulla federazione: “Lopetegui? Il suo addio fondamentale, ma alla fine quelli che avevano la palla tra i piedi eravamo noi, e noi siamo rimasti”. Da signore quale è. Accettando la panchina, entrando da leader e anche col rigore segnato nella serie finale. Poi alla fine i grandi abbracci da parte di tutti. Per lui, che dopo la sua ultima partita con il Barcellona era rientrato in un Camp Nou vuoto. Scalzo e al centro del campo. Per gustarsi gli ultimi istanti in quello stadio. Non è successo al Luzhniki, ma sicuramente qualche momento solo con quella maglietta rossa come il fuoco l’avrà certamente passato.

Fonte: Sky

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