
Tutti i duelli aerei (le punte di freccia), i contrasti (le croci), gli intercetti (i rombi) e i disimpegni (i cerchi) di Akanji contro la Serbia. Tra le altre cose, non ha commesso nessun fallo nella propria metà campo, nonostante un paio di scivolate molto aggressive.
L’intervento più importante lo ha messo a referto al novantesimo, quando si è posizionato a centro area, ha respinto un cross senza velleità di Ivanovic e lo ha rimesso tra i piedi di Xhaka. In quel momento la Serbia si è trovata del tutto impreparata a contenere una ripartenza: Milinkovic-Savic ha abbandonato la marcatura di Gavranovic per uscire in ritardo verso Xhaka, Kolarov non ha neanche fatto finta di seguire l’inserimento di Shaqiri, Tosic ha provato da solo ad attivare il fuorigioco al di là della linea di metà campo. La Svizzera ha portato il pallone da un’area di rigore all’altra con due verticalizzazioni e ha vinto la partita.
La maledizione della quinta partita
La maldición del cuinto partido è il modo in cui i messicani definiscono la loro costante sensazione di inadeguatezza, quel limbo di sospensione tra l’essere troppo forti per competere con il terzo mondo del calcio internazionale e l’essere troppo scarsi per competere con le favorite alla vittoria finale. Sono sette edizioni consecutive, con l’eliminazione subita ieri per mano del Brasile, che il Messico supera indenne la fase a gironi e poi esce agli ottavi, prima di poter disputare la maledetta “quinta partita” sul tabellone.
Da questo punto di vista, la Svizzera è la squadra più messicana d’Europa. Nel 2006 riuscì a farsi eliminare senza subire neanche un gol, nel 2010 sconfisse all’esordio la Spagna poi campione del mondo ma finì per arrendersi al Cile di Bielsa e a un filtrante delizioso di Valdivia, nel 2014 superò il girone con due vittorie convincenti e poi riuscì a resistere 119 minuti alla pari contro l’Argentina di Di María e Messi, e anche allora non fu abbastanza. Questa selezione, che poi assomiglia molto a quella del 2014, potrebbe ripetere lo stesso percorso.
Le premesse questa volta sono leggermente migliori. Xhaka sta giocando il suo miglior calcio con la maglia della Nazionale, è una presenza costante a tutte le altezze del centrocampo, con quella sensibilità di alternare gioco lungo e gioco corto che si sposa perfettamente le idee tattiche di Petkovic. Shaqiri è il solito trequartista arruffone, abbastanza limitato nelle scelte, ma aggiunge quello star power che può girare le partite in ogni momento.
È vero: tutte le Nazionali poggiano sulle loro stelle, e la Svizzera è riuscita a portarle ai Mondiali nella migliore condizione possibile, ma è evidente, guardando giocare la Nazionale di Petkovic, che questa non sia la squadra solo di Xhaka e Shaqiri.
La distribuzione delle responsabilità è uno dei principali punti di forza della Svizzera, il motore della flessibilità che permette a Petkovic di apportare volta per volta piccoli aggiustamenti a seconda dell’avversario. Il cast di supporto sembra averne tratto beneficio: Behrami sta giocando con un’attenzione e un dinamismo che non hanno nulla in comune con l’idea che avevamo di lui; Sommer è un portiere di livello internazionale in un torneo in cui ce ne sono pochi; Dzemaili è il grimaldello tattico che tutti gli allenatori vorrebbero per scassinare le difese avversarie.
Poi ci sono i giovani, l’anima del rinnovamento e della crescita di questa Svizzera che cambia poco ma migliora nel tempo. La coppia di centrali di difesa, dopo anni di Djourou e von Bergen, si sta rivelando la più affidabile che la Nazionale svizzera abbia mai avuto, grazie all’esplosività di Akanji e all’eleganza di Schär. Persino Zakaria ed Embolo, nonostante qualche ingenuità di troppo, hanno mostrato lampi di potenziale che potrebbero portare in campo dal primo minuto.
Dopo aver superato brillantemente il girone, nonostante il 2-2 all’ultima giornata con la Costa Rica, ininfluente alla luce della contemporanea sconfitta della Serbia contro il Brasile, la Svizzera si ritrova adesso nella parte privilegiata del tabellone. Agli ottavi si ritroverà di fronte la Svezia, una squadra molto organizzata difensivamente ma che sembra più che alla portata della Nazionale di Petkovic, almeno da un punto di vista tecnico. Certo, in questo Mondiale pazzo non si sa mai, e il Messico ha già dimostrato ieri quanto la storia sia difficile da cambiare, ma alla Svizzera manca solo di rispettare i favori del pronostico per riuscire finalmente a spezzare la maledizione della quinta partita.
E se la Nazionale di Petkovic fosse davvero in grado di cambiare la storia, allora forse anche Colombia e Inghilterra, una delle sue potenziali avversarie ai quarti di finale, dovrebbero iniziare a preoccuparsi.
Fonte: SkySport
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