Inghilterra-Colombia, le chiavi della sfida

La sfida tra Inghilterra e Colombia mette di fronte due tra le nazionali più sorprendenti del mondiale russo. Qualche settimana fa, quando Harry Kane ha parlato di voler vincere il Mondiale i più maligni hanno pensato a un famoso proverbio inglese, che recita Every ass thinks himself worthy to stand with the king’s horses” (che tradotto, non letteralmente, significa più o meno “ognuno pensa di valere abbastanza per stare coi cavalli del Re”); dall’altra parte i Cafeteros, nonostante la “novità” Falcao (al suo primo mondiale) e il solito James (acciaccato) sembravano aver perso la patina di novità che ne aveva accompagnato la cavalcata fino ai quarti del Mondiale brasiliano. Impressioni non così infondate, almeno alla vigilia.

I motivi erano diversi: troppo acerba la Nazionale dei tre leoni (con la terza età media più bassa, e diversi giocatori digiuni da mondiali ed europei), troppo logora quella colombiana (incapace di proporre un ricambio generazionale adeguato, con 6/11esimi identici a quelli di quattro anni fa). La partita di esordio è stata poco emozionante per entrambe: l’Inghilterra ha fatto più fatica del previsto con la Tunisia (battuta solo grazie a due calci piazzati), la Colombia ha messo in pericolo la qualificazione perdendo contro il Giappone di Nishino, ma giocando quasi dall’inizio in dieci uomini (contro una squadra rivelatasi poi molto meglio del previsto).

L’impressione è stata ribaltata nelle gare con Panama e Polonia: gli inglesi hanno passeggiato sulla nazionale centroamericana mostrando tutte le armi a loro disposizione, i colombiani sono riusciti a vincere nettamente quello che – di fatto – era uno spareggio per uscire dal mondiale. L’ultima gara ha regalato agli inglesi la parte “morbida” del tabellone ai colombiani la testa del girone H. L’accessibilità degli avversari (Svezia o Svizzera ai quarti, Russia o Croazia in semifinale) ha cambiato le prospettive di Inghilterra e Colombia, che ora possono puntare (almeno) alla semifinale, un risultato che agli inglesi manca dal ’66 e che i colombiani non hanno mai raggiunto.

La sfida sarà un test importantissimo per entrambi i tecnici, e potrebbe cambiare (stavolta in modo decisivo) la nostra impressione sul lavoro svolto negli ultimi due anni. Dopo un girone di qualificazione poco complicato e un approdo agli ottavi abbastanza agevole Southgate si trova di fronte alla sfida più importante della sua esperienza da ct, mentre Pekerman – qualificatosi a fatica – deve confermare quanto di buono visto nelle ultime due partite. Ciò che è certo è che i due cambieranno il meno possibile, cercando di mantenere intatti i principi di gioco evidenziati nelle ultime settimane.

Il gioco di posizione associativo proposto da Southgate è frutto di un lavoro che parte da lontano, che affonda le sue radici nel programma federale “English DNA”, inaugurato nel 2014, e cerca di fare tesoro delle esperienze di Pochettino e Guardiola in Premier. Per conoscere i principi dell’Inghilterra basta visitare il sito ufficiale: controllo intelligente del pallone, per avanzare al momento giusto; flessibilità tattica, per rispondere alle esigenze della singola partita; recupero immediato del pallone, per dominare il possesso. Il 3-5-2 di Southgate è ritagliato entro i (macro) limiti della nuova filosofia inglese, e per ora sta funzionando bene. I tre centrali davanti a Pickford (Walker, Stones e Maguire) stanno mostrando la giusta maturità nella gestione del primo possesso, facilitati dalle non organizzatissime fasi di pressione viste in questo mondiale. In mediana il vertice alto del rombo difensivo è rappresentato da Jordan Henderson, che sta mostrando il giusto mezzo tra una fase di uscita elaborata e la ricerca di verticalità immediata verso i giocatori offensivi.

Sulle mezzali si sono alternati Lingard, Alli, Loftus-Cheek e Delph, coi primi tre che partono favoriti per una maglia da titolare nella gara di stasera. Centrocampisti offensivi bravi ad attaccare lo spazio alle spalle della mediana avversaria, spesso lontani dal primo sviluppo della manovra allo scopo di aumentare le opzioni di gioco sulla trequarti. Gli scambi di posizione con gli attaccanti Kane e Sterling sono stati una delle costanti del gioco inglese, con i due esterni (Young e Trippier) a occupare il campo in ampiezza. La squadra è fluida, insomma, ma mantiene caratteri generali ben precisi.

Fonte: Sky

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