Francia-Croazia, rivincita per cancellare Thuram?

Ecco: se non fosse stato per quei due gol “impossibili”, segnati in un colpo solo da un fuoriclasse che però mai aveva segnato prima e mai più segnerà in nazionale (è giusto ribadirlo perché fa parte delle storie assurde del calcio), oggi magari sarebbero i francesi ad avere un motivo di rivalsa pensando alla prossima finale Mondiale.

Ieri come oggi, era una Croazia in cui piedi buoni e genio abbondavano: c’è chi fatica a trovarne uno da mettere in cabina di regia e chi, come i croati, storicamente deve inventarsi qualcosa per far coesistere tutti i suoi cervelli. Quella del ’98 era la nazionale (all’esordio Mondiale) di Boban, Prosinecki, Asanovic (intravisto in Italia per una stagione, Napoli 97/98, da cui sarebbe ingeneroso partire per valutarlo). Drazen Ladic tra i pali, lui che fu convocato praticamente in assenza di qualcosa di meglio e che in quel Mondiale vestì i panni del supereroe in più di una partita; un manipolo di onesti difensori come Bilic, Stimac e Simic, la versatilità di Stanic (ex-Parma) e Vlaovic (ex-Padova); il killer-instinct di Davor Suker lì davanti, uno a cui davvero bastava una palla vagante per trasformare il nulla in oro, fresco di Champions alzata in faccia alla Juventus con il Real Madrid (anche se lui, in quella finale, entrò solo a un minuto dalla fine per regalare gli applausi a Mijatovic, autore del gol-vittoria).

Fonte: Sky

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