Serie A, l’ex arbitro Rosica ha la SLA

“Arbitrare la mia grande passione. SLA e calcio non collegate”

Dalla sua casa a Roma Sud, vicina al centro sportivo di Trigoria, Rosica racconta: “Il mio messaggio è di non perdere le occasioni che la vita ci offre e di non spostare mai a domani le nostre decisioni o aspettative. Io oggi non ho un futuro ma posso dire di aver vissuto per quanto potevo scegliendo di fare quello che erano i mie desideri. Come fare l’arbitro, che è stata la mia grande passione”. Proprio sulla sua attività ha ricordato: “Ho iniziato ad arbitrare da adolescente, avevo 16 anni. Veramente l’ho fatto più per avere la tessera dello stadio e poter vedere la Roma – ricorda – Poi mi sono appassionato e ho avuto una buona carriera, arbitrando più di 120 partite tra Serie A e B. Ho smesso a 40 anni”. E i ricordi speciali non mancano: “Una volta ammonii Vialli e, da ragazzo che conosceva i valori dello sport, mi si avvicinò e mi strinse la mano: fu un bel gesto. Una giornata decisamente no? Quella in cui espulsi Giacinto Facchetti alla sua prima partita da dirigente in campo. Mi spiacque subito dopo, era stato uno dei calciatori che da ragazzo ammiravo e soprattutto un autentico signore, ma è andata così”. Da allora è purtroppo cambiato tutto, ma Rosica non si sente di collegare la malattia al tempo trascorso sui campi da gioco: “Credo che sia più un clamore giornalistico. La percentuale di calciatori è molto bassa ed è probabile che altre categorie professionali siano più estese”, ha concluso.

Fonte: SkySport

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