Tifoso, bandiera, Principe: la storia di Marchisio

Uomo copertina

Quel soprannome? “Ero già così da piccolo – aveva raccontato lui in passato -, crescendo non potevo che perfezionarmi. Ci tengo, mi piace. Anche all’allenamento mi presento in giacca e camicia, mise non così diffusa tra i ragazzi della mia età”. Chiamato “Piccolo Lord” per la prima volta da Balzaretti (al tempo compagno di Juve e di Nazionale) poi lui, Marchisio, si è sempre accontento a metà di quel nomignolo, perché è anche vero che “se sul campo sei visto come un principino qualcosa non va, magari sei troppo lezioso. Allora io sono 50 per cento fabbro e 50 per cento principe”. Per mettere tutti d’accordo. Come ha sempre fatto in campo, non da “raffinato trequartista” come mai si è definito, ma da centrocampista totale, all’occorrenza regista, sempre indicato tra i top player d’Europa. Corretto (una sola espulsione in carriera al primo anno di B). E anche sulla copertina di Fifa 13 dove insieme a Messi c’è lui. Omaggio mica da ridere. Come i tanti che lo stesso Marchisio ha lasciato sul suo profilo Instagram in questi anni. Mai saltata una ricorrenza, ma dimenticatosi di inneggiare ai colori bianconeri. Prima da tifoso e poi da giocatore di quel club. Le foto, sparse ma presenti, sono quelle di Boniperti e dell’Avvocato Agnelli: “Racconta a un bambino di loro e gli avrai colorato il cuore di bianco e nero per tutta la vita”. Più le foto dei nemici, solo sul campo. Dal Grande Torino, “invincibili ma soprattutto impossibili da dimenticare”, a Paolo Maldini, e gli auguri dei 50 anni per “un fenomeno, un esempio da seguire, una storia da sognare, una leggenda da onorare”. In tre aggettivi: elegante, sportivo e signore. Principe, anche senza quel diminutivo. Autentico simbolo di una Juve che lascia solo sul campo, ma che continuerà a portare nel cuore.

Fonte: SkySport

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