Clippers, assunto un giornalista nel front office

Raccontare lo sport spesso è un mestiere prezioso tanto quanto quello fatto dagli esperti che siedono in panchina o dietro una scrivania da dirigente. Commentare, approfondire, sviscerare: tutte doti che portano alla luce le qualità di un giornalista e che alle volte ti fanno pensare “potrebbe mettersi a dar lezione anche ai professionisti”. La dirigenza dei Clippers avrà fatto un ragionamento di questo genere nel momento in cui ha deciso di chiamare Lee Jenkins; una delle firme più prestigiose e importanti di Sport Illustrated, punto di riferimento degli appassionati NBA. I suoi longform spesso hanno portato alla luce storie esclusive, così come le notizie che con continuità si è ritrovato a diffondere. Adesso però Jenkins metterà da parte (almeno per un anno) il giornalismo, passando dall’altra parte della scrivania: i Clippers per lui hanno addirittura inventato un nuovo ruolo dirigenziale ad hoc (“executive director of research and identity”), che lo vedrà impegnato al fianco di Lawrence Frank e Michael Winger. “Nel ruolo di reporter puoi fare centinaia di domande a centinaia di persone, ma non avrai mai la certezza di quello che accade dietro le quinte. La chiusura del mercato, la free agency, il Draft: tutte le strategie e la preparazione che porta a questi eventi, tutta la pianificazione giornaliera che c’è dietro. A livello personale mi rendo conto che non importa quanti profili di giocatori abbia scritto in passato, ho ancora un sacco di cose da imparare riguardo la NBA e immergersi dentro queste cose è di gran lunga il modo migliore per farlo. Dal punto di vista giornalistico, facciamo delle domande da diverse angolazioni, mettendo assieme notizie nei modi più disparati. Proviamo a raccogliere il maggior numero di tessere per comporre un puzzle che raffiguri il ritratto di un atleta. Il mio obiettivo è quello di portare lo stesso metodo di lavoro anche qui ai Clippers, con la speranza di poter essere complementare al fantastico gruppo di valutazione di cui la franchigia dispone. Una squadra che si interessa non solo che un giocatore è in grado di fare sul parquet, ma soprattutto al tipo di personalità, a quanto sia motivato o meno; un’area che io amo esplorare”.

Fonte: Sky

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