Roma-Lazio, le chiavi tattiche della sfida

Come ogni anno, il derby della capitale è il momento in cui più si addensano le speranze e le paure di Roma e Lazio per il resto della stagione, tanto è il carico emotivo che gli viene attribuito. Le due squadre arrivano, come spesso accade, in condizioni psicologiche molto diverse, quasi opposte, alimentando nei giorni precedenti la vulgata per cui a vincere il derby sia sempre la squadra più in difficoltà.

In questo gioco a pronostici invertiti, quindi, la favorita dovrebbe essere la Roma che, nonostante l’ultima convincente vittoria in casa contro il Frosinone, sta attraversando uno dei periodi più neri degli ultimi anni. Persino i numeri più evidenti sono impietosi per la squadra di Di Francesco: solo 2 vittorie raccolte in campionato (oltre all’ultima contro il Frosinone, c’è quella all’esordio sul campo del Torino grazie ad un gol incredibile di Dzeko nei secondi finali), 9 gol subiti (meglio solo di Genoa, Chievo e Frosinone) e una distanza dalla vetta che è già di 10 punti.

Dall’altra parte del ring, invece, la Lazio sembra aver ritrovato la continuità di rendimento della stagione passata, dopo aver perso le prime due partite stagionali contro Napoli e Juventus. La squadra di Inzaghi viene da una striscia di 5 vittorie consecutive, compresa l’Europa League, in cui ha segnato 10 gol subendone appena 3. Certo, il calendario non era dei più difficili (Frosinone, Empoli, Apollon Limassol, Genoa e Udinese), ma se è vero che gli obiettivi stagionali si raggiungono raccogliendo punti con le piccole, allora la Lazio si è messa subito sulla strada giusta.

Ma al derby, come detto, speranze e paure si mischiano: e se la Roma spera che questa partita rilanci finalmente la sua stagione con la paura che possa esserne la pietra tombale definitiva, la Lazio spera che sia il coronamento di un ottimo momento di forma con in sottofondo la paura che possa farlo deragliare. Sotto le emozioni, però, le due squadre si muovono e cambiano, ed è quindi interessante andare a vedere cosa ci può dire questo primo scorcio di stagione sul possibile andamento della partita.

Le difficoltà di Di Francesco

Per la Roma la stagione è iniziata nel peggiore dei modi possibili, e non solo dal punto di vista dei risultati. La squadra di Di Francesco non solo si è portata dietro i difetti tattici dello scorso anno, già ben chiari e visibili nella seconda parte di campionato nonostante i buoni risultati, ma sembra stia anche soffrendo di una crisi di rigetto del mercato estivo, che ha cambiato faccia alla squadra sostituendo alcuni degli elementi cardine dello scorso anno con giocatori dalle caratteristiche molto diverse. In questo senso, le difficoltà dell’allenatore abruzzese sembrano derivare proprio dall’impiantare un sistema di gioco codificato su un gruppo di giocatori molto diverso rispetto a quello della scorsa stagione.

Per cercare di venire incontro alle nuove caratteristiche della rosa, Di Francesco ha già cambiato due volte modulo, passando al 3-4-1-2 nella trasferta contro il Milan e al 4-2-3-1 nell’ultima sfida casalinga contro il Frosinone che, con ogni probabilità, verrà riproposto anche al derby. Entrambi i moduli prevedono il centrocampo a due e il trequartista, e sembra non essere un caso viste le caratteristiche di giocatori come Nzonzi (più a suo agio sulla mediana), Pastore, Cristante e Zaniolo (seppur con caratteristiche diverse, tre giocatori nati o sbocciati da trequartisti).

Nell’ultima vittoria contro il Frosinone, la Roma ha cercato di adattare i suoi consueti meccanismi sulle catene laterali per risalire il campo al nuovo modulo: se con il 4-3-3 erano le mezzali a tagliare dall’interno all’esterno per attaccare l’ampiezza, mentre le ali venivano dentro il campo e i terzini rimanevano bloccati, con il 4-2-3-1 sono i terzini ad attaccare l’ampiezza in verticale mentre le ali rientrano nei mezzi spazi e i mediani rimangono spesso bloccati per garantire le marcature preventive.

La partita contro il Frosinone, al netto della caratura tecnica dell’avversario, può dare anche altre indicazioni tattiche interessanti per il semplice fatto che adottava un 3-5-2 molto simile a quello della Lazio, almeno in fase di non possesso. Con il 4-2-3-1, pur non avendo vantaggi strutturali, la Roma è riuscita a scardinare il blocco basso della squadra ciociara attraverso gli smarcamenti tra le linee del trequartista, che costringeva uno dei tre centrali ad uscire rompendo le marcature a uomo contro i tre giocatori offensivi di Di Francesco.

Fonte: SkySport

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