PERCHE’ PERCEPIAMO LA STAGIONE DI ANCELOTTI COME UN FALLIMENTO?

In questi giorni mi sono chiesto i motivi per cui, a fronte di risultati simili, la gestione di Ancelotti sia considerata (da me in primis) con più negatività rispetto a quelle precedenti.
Credo che ci siano varie spiegazioni per questo, che riguardano vari aspetti, da quelli legati alla mera percezione dei tifosi a quelli più specificamente tecnico-tattici.
Partiamo dall’inizio. Con l’ultimo anno di Sarri il Napoli ha toccato probabilmente le vette più alte dell’epoca De Laurentiis per il gioco e, almeno per quanto concerne il campionato, risultati. D’altra parte, anche il bel calcio di Sarri aveva dei limiti. Non dobbiamo fare l’errore di schierarci a prescindere a favore di Sarri o Ancelotti, considerando nostalgicamente tutto perfetto quello che c’era prima. Certo è, che con l’avvento del nuovo tecnico, e visto il suo curriculum, a Napoli ci si aspettava che il cambio potesse portare a dei miglioramenti dei punti deboli precedenti, mantenendo salde le cose buone acquisite negli anni di Benitez e Sarri. La rivoluzione ancelottiana doveva essere, magari, negli uomini, non nel gioco. E invece, e qui le maggiori motivazioni del dissenso, non solo Ancelotti non ha portato in dote alcun giocatore di appeal internazionale, che potesse favorire un miglioramento della squadra, ma il suo arrivo è coinciso con eccellenti cessioni (Jorginho prima, Hamsik poi), acquisti non proprio azzeccati e, cosa più grave, un peggioramento degli automatismi tattici acquisiti in passato.
La delusione, e parlo soprattutto a titolo personale, deriva dalla sensazione che Ancelotti non abbia ben chiaro il percorso tattico da inculcare alla squadra. Il tecnico azzurro, sin dal suo arrivo, ha cercato più volte di modificare le dinamiche del suo 4-4-2, ma dopo i buoni risultati di una prima fase, sembra aver perso le misure del suo progetto. In particolare hanno pesato i tanti giocatori fuori ruolo ed un costante indebolimento della solidità difensiva. Ma è forse stato il mercato invernale a causare la prima incrinatura della fiducia incondizionata verso il buon Carlo. La cessione “post credit” di Hamsik e nessun arrivo né a sostituire lui né a rinforzare una rosa che aveva già manifestato molte falle, hanno portato alla luce la totale incapacità (o impossibilità) dell’ex tecnico di Milan, Real e Bayern, di incidere sul mercato.
A questo punto, come giustificare l’ingaggio di uno dei migliori tecnici del mondo e pagato come tale? Non con il gioco. Non con gli acquisti. Non con la concreta contesa dello scudetto. Forse con una maggiore affermazione a livello europeo? Dopo l’eliminazione in Champions, l’Europa League era diventata il palese salvagente della stagione napoletana. Per questo l’uscita penosa (perché anche il “come si è usciti” diventa un fattore in una situazione tanto delicata) dalla competizione ha segnato il definitivo logorio del rapporto tra Ancelotti e molti tifosi azzurri.
Ma c’è un ultimo aspetto da considerate: quello legato al futuro. Cosa può dare nella prossima stagione Ancelotti al Napoli? In cosa può migliorare e su quali basi? Ecco, questo è forse il punto più dolente della situazione. Ancelotti jr, proprio ieri, ha parlato di 4°-5° posto come possibile obiettivo di questo inizio campionato. Questo elimina subito una prima (e fondamentale) speranza: il top coach non è arrivato a Napoli per dare alla piazza nuove ambizioni, ma solo per fare quello che anche un Edy Reja qualsiasi avrebbe potuto fare. E forse anche meglio. Per quanto concerne i possibili rinforzi, abbiamo già capito che Ancelotti non porterà a Napoli giocatori capaci di propiziare da soli un netto miglioramento (con De Laurentiis nessuno potrebbe), ma sembrano esserci anche dubbi sul come agire per migliorare con giocatori “di prospettiva” la rosa. Attaccanti forti difficilmente arriveranno (“Milik sarà l’attaccante del Napoli anche l’anno prossimo”); di rinforzare la struttura fisica di un centrocampo debole non se ne parla nemmeno lontanamente; i nomi che si scrutano sul mercato sembrano essere sempre doppioni di giocatori già presenti in rosa e già schierati fuori ruolo dal tecnico (esterni di attacco, centrocampisti offensivi…). La stagione, poi, è terminata senza un sistema di gioco e senza giocatori indubbiamente affidabili (a parte Koulibaly) su cui puntare e  fondare il futuro. “Vecchi” leader e trascinatori (Mertens, Allan, Callejòn, Insigne…) hanno subito una trasformazione in negativo clamorosa, mentre i nuovi non hanno inciso quanto si sperava. Su quali basi, quindi, dovrebbe fondarsi un eventuale ottimismo sul cammino prossimo di Ancelotti in azzurro?
La speranza è di venire smentiti dai fatti il campionato venturo. Non è escluso che, con un mix di fortuna e competenza, il Napoli possa indovinare qualche acquisto che consenta alla squadra di cambiare volto e che Ancelotti riesca a trovare la quadratura del cerchio, risolvendo tutti i problemi tecnico-tattici.
Ma, ad oggi, i fatti e le premesse dicono altro.

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