OBIETTIVO NAPOLI – 4-2-3-1 o 4-3-3? Qual è il modulo migliore per gli azzurri?

L’estate del Napoli è stata caratterizzata, oltre che dai disperati tentativi di cedere chiunque da parte della società, dai dubbi tattici di Gattuso in merito ad un possibile cambio di modulo.
L’arrivo di un attaccante come Osimhen, abile soprattutto a giocare in profondità, ha suggerito allo staff tecnico partenopeo l’idea di cambiare il consueto 4-3-3 in un 4-2-3-1 che potesse dar spazio al nigeriano come unica punta, supportato da Mertens in veste di “sotto-punta” alle sue spalle. Il nuovo sistema di gioco ha offerto risposte incoraggianti durante le blande amichevoli precampionato, ma è stato soprattutto oggi, nella prima contro il Parma, a dare segnali incoraggianti, cambiando di fatto il match e propiziando la vittoria degli azzurri.
Tutto stabilito, quindi? Dentro il nuovo modulo e via il vecchio? Non è così facile. Da premettere una cosa: il Parma incontrato oggi non è stato avversario dei più probanti. La squadra di Liverani è parsa praticamente nulla in avanti, con poche idee, minor qualità ed una fase difensiva composta da elementi discreti, non eccezionali. E’ chiaro, quindi, che un atteggiamento prettamente offensivo trovasse meno controindicazioni nella circostanza specifica. Più in generale bisogna invece riflettere sui pro e i contro di un definitivo passaggio al 4-2-3-1 e cosa mancherebbe al Napoli per interpretarlo nel migliore dei modi. Diciamo subito che in difesa e in attacco non ci sarebbero problemi. Sia gli uomini della retroguardia (ad oggi) che quelli del reparto offensivo avrebbero tutte le caratteristiche per passare senza problemi al nuovo sistema di gioco. Anzi, la coppia Osimhen-Mertens, con Insigne ed un uomo a destra da scegliere tra Politano, Lozano o anche uno degli interni di centrocampo (Zielinski, Fabiàan, Elmas), a seconda delle esigenze tattiche, sarebbe certamente divertente da vedere all’opera. I problemi, invece, sarebbero a centrocampo. La rosa a disposizione di Gattuso, infatti, si trova palesemente a corto di mediani bravi in fase di interdizione, necessari in questo modulo, soprattutto dopo l’addio di Allan. Fabiàn e Zielinski, come ha insegnato la sciagurata gestione-Ancelotti, non hanno le caratteristiche per interpretare quel ruolo, di certo non insieme, per limiti evidenti in fase di interdizione e per un ritmo nelle giocate troppo blando, in entrambe le fasi. Lobotka è più un regista, e finora ha convinto poco, Demme potrebbe adattarsi nei due, mentre Elmas è un centrocampista che ama più potersi proporre in fase offensiva. Quindi, se Gattuso vorrà seriamente pensare a proporre con frequenza questo sistema di gioco, anche in gare più importanti, sarà indispensabile l’acquisto di un centrocampista tattico. Un giocatore fisico a centrocampo, d’altra parte, servirebbe anche per il 4-3-3. Fino alle questioni interne allo spogliatoio, che lo avevano relegato ai margini del gruppo dei titolari, Allan era stato un elemento imprescindibile per il centrocampo azzurro, in quanto l’unico capace di aggredire gli avversari e recuperare palla. Scegliere di non sostituirlo adeguatamente sarebbe una scelta incomprensibile, che condannerebbe il centrocampo del Napoli a girare sempre a marce basse e con la scarsa aggressività che contraddistingue la coppia Zielinski-Fabian, anche quando sono supportati da un perno centrale quale Demme o Lobotka.
Passi, dunque, la scelta di non sostituire Callejòn o i dubbi legati fino ad oggi alla permanenza e all’eventuale degna sostituzione di Koulibaly, ma perseguire in equivoci tattici che hanno già condizionato le scorse stagioni, sarebbe una scelta imperdonabile.

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