AMARCORD: San Paolo story

Mai come in questi giorni lo stadio San Paolo è stato al centro dell’attenzione del popolo partenopeo. Come è noto l’impianto di Fuorigrotta sta per cambiare nome, dopo la dolorosa scomparsa del “Dio” del calcio in terra. Per la cronaca non è la prima volta che questo stadio cambia la denominazione.  Ecco un breve riepilogo della storia di questa maestosa struttura che tra quattro giorni festeggerà il suo 61esimo compleanno, essendo stato inaugurato il 6 dicembre del 1959. Ad aprire le danze a Fuorigrotta fu il big match Napoli – Juve che gli azzurri vinsero per 2 a 1. Ma il San Paolo a quell’epoca fu battezzato come Stadio del Sole, nome che portò fino al 1963, quando fu rinominato con la denominazione attuale in onore di San Paolo apostolo di Tarso che sbarcò nella zona Flegrea. Tornando molto indietro nel tempo, ovvero nel 1926, anno della fondazione della società partenopea ad opera di Giorgio Ascarelli, il Napoli disputava gli incontri casalinghi nella zona periferica della città, precisamente nel Rione Luttazzi, nei pressi di Gianturco. L’impianto si chiamava Stadio Partenopeo, ma successivamente dopo la morte del presidente fu intitolato Ascarelli. Durante la seconda guerra mondiale però questa struttura fu distrutta ed il Napoli si trasferì al Vomero nel famoso stadio Collana che tuttavia poteva contenere, al massimo, 20mila spettatori. Allora il Comune decise di costruire uno stadio molto  più grande che potesse soddisfare la presenza dei numerosissimi tifosi napoletani che spesso si assiepavano a bordo campo e talvolta invadevano il terreno di gioco dopo ogni decisione arbitrale contraria.  Fu così che le Istituzioni scelsero il quartiere Fuorigrotta in via di espansione per edificare il nuovo impianto sportivo. La progettazione dello stadio  fu affidata all’architetto Carlo Cocchia che insieme ad una squadra di  di professionisti, tra cui Gerardo Mazziotti, realizzò un primo  bozzetto in cui  era previsto un solo anello, poi si decise per due anelli distinti. L’allora sindaco e presidente del Napoli Achille Lauro diede il suo placet e la costruzione del nuovo stadio cominciò. I lavori terminarono  il 2 dicembre del 1959, cosicché l’impianto che fu progettato per 86mila spettatori fu consegnato al Comune di Napoli che lo chiamò, come detto in precedenza, Stadio del Sole. La partita inaugurale, guarda la combinazione, fu la madre di tutte le partite per la tifoseria azzurra, ossia Napoli – Juventus. La formazione bianconera tra le cui fila vi erano campioni del calibro di Omar Sivori, Charles e Boniperti credeva di fare un sol boccone del Napoli che navigava nei bassifondi della classifica ma ebbe una brutta sorpresa. Infatti il Napoli in virtù delle reti di  Vitali e Vinicio fece suo il match per 2 a 1. Dopo tanti anni di degrado, lo scorso anno  iniziarono i nuovi lavori di ristrutturazione dello stadio per ospitare le Universiadi. Pertanto grazie ai fondi della regione c’è stata la sostituzione dei vecchi sediolini, il rifacimento della pista di atletica, l’installazione di due maxischermi all’altezza della tribuna laterale e dei Distinti, oltreché l’ammodernamento degli spogliatoi, degli impianti audio e d’illuminazione. Inoltre è stata ampliata la distanza tra i singoli sediolini, e ciò ha ridotto ancora di più la capienza  che attualmente è di  54.726 posti a sedere. A breve, come annunciato dal sindaco De Magistris, lo stadio San Paolo cambierà ancora denominazione e prenderà il nome di “Stadio Diego Armando Maradona”.

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