EDITORIALE – Gattuso come Ancelotti: il Napoli si è fermato a Firenze, scegliendo di non scegliere

Ancelotti è stato riconosciuto unanimemente come il peggior allenatore del Napoli dell’era ADL. Ha guidato il Napoli in 73 partite, con 38v, 19p e 16s. Media punti 1,82 (1,89 serie A) Gattuso: 51 partite, 29v, 7p, 15s. Media punti 1,84 (1,82 serie A) Analizziamo questo dato. Gattuso ha portato a casa la Coppa Italia. Ancelotti un 2° posto ed il passaggio agli ottavi di UCL.
Fatte queste tare, il rendimento di due tecnici tanto diversi per curriculum, età e approccio è pressoché analogo. Il dato che più colpisce è l’assoluta mancanza di continuità. È evidente allora che il problema non può essere soltanto l’allenatore. I problemi atavici del Napoli sono lì, si alimentano nelle incertezze ma anche nella sicumera che riaffiora in momenti in cui servirebbero sangue freddo e palle sesquipedali. Il pesce puzza dalla testa.
La società ha fatto una scelta. Non prendiamoci in giro. Provate a risalire la china nel solco delle certezze del gruppo, espellendo il corpo estraneo e giocando una partita conservativa. A distanza di un anno, possiamo dire che la scelta è stata improduttiva.
Cercare di inculcare a 15 giocatori che alla prima difficoltà si sciolgono che l’unica partita che conta è quella che si sta giocando è dannatamente difficile. Il rischio è il dilapidare un patrimonio tecnico importante inseguendo un miglioramento poco alla volta che risucchia il tutto in una spirale di negatività che toglie certezze anche ai nuovi. Una squadra che ha perso i colori, è grigia, come la retorica che accompagna il suo tecnico, che sembra tornato quello sconsolato del dicembre del 2019, quando in conferenza ammise di non sapere che fare.
Gattuso è stato tradito da un gruppo di calciatori, a cui si è affidato e fidato, che semplicemente vivono al di sopra delle loro possibilità? Sono tante le analogie con il recente passato. Ancelotti, dopo un anno di compromessi con i reduci di Sarri, chiese un cambio di passo. La rivoluzione fu minata nelle fondamenta chirurgicamente dalla società. Che nei fatti consegnò al tecnico una rosa piena di gente che lui avrebbe salutato. Causando così la rottura che, furbescamente, lo stesso ADL addusse a ragioni tattiche.
Il Napoli è fermo ancora a Firenze, allo scippo di Orsato, all’addio di Sarri. Ha scelto di non scegliere. E si ritrova una squadra difficilmente migliorabile, perché forte, ma debole nelle sue incertezze. Gattuso è al contempo vittima e carnefice di questo gioco. È anche carnefice perché ha assecondato la restaurazione che si fondava sulla sua investitura. È carnefice perché, oltre al lato caratteriale, ha molte responsabilità sulla gestione delle partite, sulla scelta di alcuni uomini, sulle cose che non migliorano. Non ha dato nulla.

Ma è anche uomo estremamente intelligente. Secondo me dopo il 20 potrebbe salutare. Sarà la società a farci capire che direzione imboccare. Se continuare con l’ambizione di stare là, in alto, o accontentarsi del coniglio che saltuariamente spunta dal cilindro condannandosi a grigia mediocritas.

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