Serie A, si segna poco e si gioca ancora meno: il calcio italiano è fermo tra Var e sceneggiate

In Serie A si segna poco. Ma il dato più allarmante è un altro: si gioca pochissimo. Il campionato italiano sta diventando un paradosso sportivo, un calcio fatto di attese, interruzioni, proteste e revisioni infinite. Un football interruptus che impoverisce lo spettacolo e allontana il pubblico.

I numeri parlano chiaro. Il tempo di gioco effettivo medio è sotto i 53 minuti, oltre tre in meno rispetto a Premier League e Liga, addirittura quattro rispetto a Bundesliga e Ligue 1. In alcune partite si scende sotto soglie imbarazzanti: Parma-Lecce a 46 minuti, Roma-Lazio sotto i 48. Praticamente un tempo supplementare spalmato su novanta minuti.

Il problema non è solo statistico, è culturale. Troppe interruzioni arbitrali, un uso del Var spesso ridondante, falli fischiati in quantità industriale e una teatralizzazione dell’infortunio che spezza ritmo e continuità. Ogni contatto diventa una scena, ogni protesta una sospensione del gioco. Il calcio italiano si ferma continuamente e, quando riparte, lo fa a velocità ridotta.

Cesc Fabregas lo ha detto senza giri di parole: «Si paga fino a 150 euro per vedere mezza partita». Una frase che fotografa il disagio dello spettatore moderno, costretto a pagare prezzi sempre più alti per un prodotto sempre più diluito. Allo stadio come davanti alla tv, il tifoso compra un evento che promette emozioni ma consegna pause, attese e frustrazione.

Tony Damascelli ha definito la Serie A un fake-show: uno spettacolo che regge più sul racconto dei telecronisti che su ciò che accade realmente in campo. È un’accusa dura, ma difficile da respingere. Il pubblico viene “tenuto dentro” dall’enfasi, mentre il gioco reale scorre a singhiozzo, soffocato da regolamenti, interpretazioni e furbizie.

Il paradosso è evidente: meno gioco, meno gol, meno intensità, ma costi sempre più alti. Dazn è passato da 10 a 45 euro mensili, i biglietti di tribuna arrivano a 200 euro. Il calcio italiano chiede di più e offre di meno. E nel confronto con gli altri grandi campionati europei, il ritardo non è solo tecnico ma strutturale.

Finché non si metterà mano seriamente al tempo effettivo, alla gestione del Var e alla responsabilità dei calciatori nel restare in piedi e giocare, la Serie A continuerà a essere questo: un campionato che si guarda molto ma si gioca poco.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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