di Vincenzo Letizia
Nel calcio, come nella vita, tutto è questione di attimi. Un lampo può illuminare una stagione, un errore può riportarti indietro di mesi. La notte azzurra vive su questo filo sottile: da una parte Antonio Vergara, talento puro che si prende la scena con un gol da antologia; dall’altra Juan Jesus, che colleziona l’ennesima serata da dimenticare. E allora, puntuale come sempre, ecco il nostro Saliscendi.
SALE ANTONIO VERGARA
Migliore in campo senza discussioni.
Vergara segna un gol di maradoniana bellezza, di quelli che non si spiegano ma si applaudono: piedino fatato, inventiva, personalità, energia. Riceve palla, accende il motorino, salta l’uomo e appoggia in rete un sinistro che profuma di Sudamerica.
Ma non è solo il gol.
Sfiora il raddoppio, serve assist, inventa giocate, si prende responsabilità. È ovunque. È vivo. È presente. È leader, pur avendo ancora l’età dei sogni.
In una stagione tribolata dagli infortuni e da decisioni arbitrali spesso assurde, Vergara è la novità azzurra più bella. Un segnale forte per il futuro, uno spiraglio di luce in un’annata piena di ombre. Il suo calcio è libertà, è coraggio, è fantasia. Esattamente ciò che oggi manca troppo spesso.
SCENDE JUAN JESUS
Il copione, purtroppo, è sempre lo stesso.
Contro la Juve il retropassaggio suicida che regala il gol della staffa e il 2-0 bianconero.
Stasera col Chelsea ci risiamo: rigore ingenuo, letture sbagliate, errori catastrofici.
Non è sfortuna. È disattenzione cronica.
Juan Jesus riporta alla mente il suo primo periodo in azzurro, quando arrancava, quando ogni pallone sembrava una potenziale bomba a orologeria. Le sbavature difensive diventano macigni, e a questi livelli non puoi permettertelo.
Un difensore d’esperienza dovrebbe trasmettere sicurezza. Lui, invece, da un paio di match semina panico.
E il Napoli paga.