Addio al microfono di Stefano Bizzotto: la lezione magistrale dell’ultimo telecronista gentiluomo

La sottile linea sobria: perché ci mancherà Stefano Bizzotto

C’è un momento esatto in cui la telecronaca sportiva ha smesso di essere il racconto di un evento ed è diventata il palcoscenico del narratore. Un cortocircuito moderno fatto di decibel oltre il tollerabile, aggettivi iperbolici abusati per un fallo laterale e tormentoni nati già vecchi, utili solo a scalare gli algoritmi dei social.
Poi, c’era Stefano Bizzotto.
Il suo addio, consumatosi ieri sera con le geometrie nobili di Francia-Spagna, non fa rumore. E non potrebbe essere altrimenti per chi ha eletto la discrezione a divisa da lavoro. Bizzotto ha chiuso la carriera in punta di piedi, esattamente come ci ha accompagnato per decenni attraverso Europei, Mondiali e pomeriggi di pioggia olimpica. Senza fronzoli, senza protagonismi, con quella sobrietà elegante che è diventata la sua firma in calce a un calcio sempre più sguaiato.
Non aveva il carisma patriarcale di Bruno Pizzul, né l’epica urlata e militaresca di Fabio Caressa. Forse è proprio questo che lo ha reso un pezzo unico, quasi un reperto di un’era geologica in cui il telespettatore non era un cliente da stupire, ma un ospite da rispettare. Bizzotto è stato competenza pura, applicazione certosina, voce limpida. Soprattutto, ha praticato il culto del silenzio: sapeva quando la palla doveva parlare da sola.
Mentre le nuove generazioni di telecronisti sembrano affannarsi a dimostrare di saperne più del gioco stesso, trasformando ogni diretta in un esame universitario o in un cabaret, lui illuminava la partita con la sola forza della precisione. Una precisione teutonica, algida solo per chi confonde l’isteria con la passione.
Grazie, Stefano. Per la calma olimpica, per la dignità con cui hai protetto il calcio quando tutti correvano a far rumore. Non servono slogan, né epitaffi retorici. Sei stato un telecronista vero. E quelli veri restano nell’orecchio e nella memoria, anche quando il microfono si spegne e attorno rimane solo il vuoto di chi sa soltanto urlare.
Un’assenza che peserà sul telecomando di chi, oggi più che mai, rimpiangerà il valore inestimabile di una cerniera lampo tirata su al momento giusto.

di Vincenzo Letizia

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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