Più sbagliano e più lavorano. Nel calcio di oggi il merito sembra spesso viaggiare su binari astratti, e la dinamica non fa eccezione nemmeno in casa Napoli. Guardando oltre la cortina di fumo del lavoro quotidiano, il bilancio dell’operato del direttore sportivo Giovanni Manna presta il fianco a critiche severe: operazioni in entrata a cifre esorbitanti per profili rivelatisi poi del tutto marginali — emblematico l’investimento a peso d’oro per Giovane, prelevato dal Verona — e una cronica, quasi desolante incapacità di piazzare gli esuberi sul mercato. Non si riesce a vendere un giocatore che sia uno, trasformando ogni sessione in un imbuto dove le entrate latitano e il parco calciatori finisce per svalutarsi.
Eppure, in questo scenario che fa comprensibilmente mandare in bestia la piazza, il verdetto della società va in direzione diametralmente opposta. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il dirigente azzurro non solo rimane saldamente al suo posto, ma ha persino trattato il proprio rinnovo di contratto in prima persona. I colloqui si sono svolti direttamente con il presidente Aurelio De Laurentiis nel chiuso del ritiro, producendo un intesa straordinaria.
Sul tavolo c’è già una bozza pronta che sposta la scadenza dell’accordo fino al 2032. Come rimarca il quotidiano sportivo, «c’è una bozza per il prolungamento del contratto, con la scadenza nel 2032, che ha bisogno semplicemente degli autografi delle lunghe chiacchierate».
Un idillio tra proprietà e area tecnica che stride fortemente con i risultati del campo e della sostenibilità finanziaria. Le lunghe discussioni tra Manna e De Laurentiis hanno blindato una linea strategica che lascia perplessi: una volta apposte le firme, il ds si legherà al club per altri sei anni oltre l’attuale scadenza. Il paradosso si compie: di fronte a sessioni di mercato segnate da uscite totalmente bloccate e acquisti incauti, la risposta del Napoli non è una virata, ma un assegno in bianco di lunghissima durata.