Costantino da Africo, tremila anime forgiate nel fuoco dell’Aspromonte, ha 22 anni indossati come un ragazzo d’altri tempi: parla del paese, degli amici storici, delle tradizioni, della salumeria di famiglia e di suo padre. E si emoziona: «Non mi dice mai di essere orgoglioso di me, ma io so che lo è». E poi aggiunge: «No, tatuaggi no. Non ne ho. In famiglia non li amiamo. Mio padre è contrario». Caro papà Salvatore. Silenzioso, discreto ma presente come un’ombra che all’improvviso si allunga e compare. Non si era palesato per una forma di rispetto e riservatezza. I Favasuli sono così. Il ragazzo senza macchie sulla pelle, Costantino, è uno dei giovani più promettenti del nostro calcio. È un Under 21. E oggi diventerà un calciatore del Napoli dopo le visite mediche.
È emozionato, ma lo sguardo è vivo e furbo. l’agente, Mario Giuffredi, scherza: «Dovrai iniziare ad abituarti alle interviste», e lui sorride. Passeggia per la redazione, osserva le prime pagine storiche del Corriere dello Sport-Stadio: quella dei Cento Anni, con le firme di Papa Francesco e del presidente Mattarella lo colpisce. E quella di Osimhen che festeggia il terzo scudetto del Napoli. Fede e religione azzurra. «Sto realizzando il mio sogno. Non vedo l’ora, se Dio vorrà».
Costantino Favasuli crede nelle favole?
«Tutto questo mi sembra incredibile».
Con Allegri hai già parlato?
«Non ancora, ma sono impaziente. Da uno come lui posso solo imparare, penso che quello che ha fatto nel mondo del calcio sia sotto gli occhi di tutti. Io devo solo mettermi a disposizione e farmi trovare pronto».
Il tuo inizio ricorda quello di un altro terzino destro che ha il tuo stesso agente e che ha fatto la storia del Napoli: Di Lorenzo. È arrivato da retrocesso in B e ha vinto due scudetti da capitano come Maradona.
«È un giocatore incredibile e un grandissimo professionista. Con lui posso migliorare tanto, mi basterà guardarlo. È difficilissimo, ma sarebbe pazzesco fare lo stesso percorso, nel Napoli e magari anche in Nazionale visto che ha vinto l’Europeo».
Vi siete già sentiti?
«Il capitano e Mario, il mio agente, mi hanno fatto una videochiamata dal ritiro. Crescere alle spalle di uno dei migliori terzini d’Europa sarà bellissimo».
In pochi mesi ti è cambiata la vita, hai anche debuttato in Nazionale.
«Un sogno. Ero in macchina, mi chiama Cherubini della Roma e mi dice: “Guarda Instagram, c’è scritto che sei stato convocato”. Non ci potevo credere, pensavo all’Under 21. Ho chiamato subito papà».
Hai la possibilità di entrare nella rifondazione della Nazionale e di puntare al prossimo Mondiale.
«Ecco un altro mio sogno, ma andiamo piano. Lavorerò anche per questo e per vivere notti come quelle europee».
I giovani sono il futuro del nostro calcio, il Napoli lo ha capito e ti farà un contratto come quello di Vergara che può arrivare a otto anni.
«Abbiamo tutti bisogno di crescere. Basta solo farci giocare. Il Napoli può essere d’esempio per tanti altri club».
Interviene Giuffredi: «Dare fiducia ai giovani è un segnale importante per tutto il movimento. Spesso arrivano stranieri che non valgono l’investimento. Manna è bravissimo a scoprire talenti e De Laurentiis può tracciare una nuova strada per rivoluzionare il calcio italiano».
Tu sei un calabrese, un ragazzo del Sud. In Serie A non ce ne sono tanti.
«Vero, l’importante è non perdere mai la strada. Forse mancano le strutture, ma ci sono tanto talento e tanta fame. La mia è enorme. Forse è un problema culturale, a me piacerebbe essere un esempio e fare qualcosa per la mia gente e la mia terra. Restituire un po’ dell’amore che mi è stato dato, magari per aiutare i giovani del mio paese».
Africo è il tuo cuore.
«I miei genitori hanno un piccolo supermercato, mio padre, che è stato il mio primo allenatore, ha giocato tanti anni, fa il salumiere e ha una scuola calcio. Sarebbe bello un giorno costruire un nuovo centro sportivo. Spero che possano essere sempre di più i ragazzi del Sud ad arrivare in una grande squadra come è il Napoli».
Tu sei cresciuto giocando in piazza.
«Sì, al Mundialito, e nessuno voleva mai stare in squadra con me perché non passavo mai il pallone… Adesso però sono cambiato, lo passo eh, giuro».
Aquilani è stato importante per te.
«Mi ha allenato alla Fiorentina, nelle giovanili, e poi lo scorso anno a Catanzaro, gli devo tantissimo. E anche al suo staff. All’inizio a Firenze non ero simpaticissimo agli altri, sono un po’ chiuso e, ripeto, ero un po’ egoista in campo. Poi hanno imparato tutti a volermi bene perché sono un generoso».
Catanzaro lo sa bene: la standing ovation del Ceravolo è stato uno splendido passo d’addio. Eri in lacrime.
«Mi hanno detto che papà, in tribuna, non smetteva di piangere. Lui non lo fa mai. È stata un’esperienza fantastica, che non dimenticherò. Voglio ringraziare la società, la città, i tifosi. Peccato per la mancata promozione in A, magari se la partita di ritorno fosse durata dieci minuti in più ce l’avremmo fatta perché il Monza era sotto pressione. Non è andata, ma non toglie nulla a quello che abbiamo costruito. Mi sono commosso per tutte le emozioni che ho vissuto».
Sei molto legato alla tua famiglia.
«Mio padre, mia mamma, mio fratello e le mie sorelle, le mie nonne, i miei amici di sempre. Sono la mia vita».
Sei mai stato a Napoli?
«No». Giuffredi racconta un retroscena: «L’ho portato solo a cena a Torre del Greco».
La tua fidanzata ti seguirà?
«Verrà, ma non sempre. Non conosco ancora la città, la voglio scoprire presto. E voglio mangiare una pizza».
Tra qualche giorno ti allenerai con Di Lorenzo, McTominay, De Bruyne…
«Ancora non ci credo. Non vedo l’ora di conoscere De Bruyne e giocare con lui. Uno così lo vedi muoversi in campo e sei all’università del calcio, lo osservi e dici solo: tanta roba. Ha fatto una carriera straordinaria».
Idoli da bambino?
«Zambrotta. Poi Neymar e Cancelo».
Passioni oltre al calcio?
«Il calcio. Sempre e comunque. Da giocare e da guardare. Un po’ mi piace il basket».
Meglio una serata con Netflix, la PlayStation o la finale Champions?
«Il pallone, mi basta anche una partita di Serie B».
Più emozionante pensare all’esordio in A o in Europa?
«Sai che non lo so? La coppa è la coppa, ma pure il campionato… Certo, a pensare al Maradona che grida il mio nome o a immaginarlo semplicemente pieno mi vengono i brividi».
Giochi da terzino destro, ma nel tuo passato c’è anche altro.
«Ho iniziato a sinistra, poi ho fatto la mezzala e adesso sto a destra. È la posizione che preferisco. Sono un maniaco del lavoro, per me l’importante è migliorarmi».
Hai avuto offerte oltre a quella del Napoli?
«Qualcuna, ma quando ho saputo che c’era questa occasione non ho pensato ad altro».
Interviene Giuffredi: «È stato un po’ pressante diciamo… Mi chiamava continuamente anche nei weekend quando non lavora nessuno. Io gli dicevo che erano tutte sciocchezze per tenere basse le sue aspettative».
E invece stai per firmare con il Napoli.
«Ancora non ci credo».
Qualcuno dice che sei un trattore. Facciamo così: Costantino presenta Favasuli.
«Sono un professionista serio, do il cuore in campo e in allenamento. Sono pronto a mettere tutto me stesso in questa avventura».
La Nazionale e il Napoli: è il momento più bello della tua vita?
«Sì, assolutamente. Se mi torna in mente il mio paese di tremila abitanti, se mi rivedo bambino in piazza e penso che adesso mi aspetta una delle squadre più importanti del mondo quasi mi confondo. Ecco perché spero con tutto il cuore che altri ragazzi della mia terra possano avere questa occasione. I talenti ci sono».
Ma un tatuaggio non lo faresti nemmeno per uno scudetto o per una Champions?
«No, ci puoi mettere la mano sul fuoco. Però… mai dire mai, dai».
Cos’è la Calabria per te?
«Le radici, la famiglia, le mie nonne, il calcio per strada con gli amici. Lì battevo sempre e lì ho capito che potevo crederci. E poi la pasta piena di ’nduja di mio padre. Guardate che è piccante davvero».
Ma per un trofeo la mangeresti?
«Ma sì. Farei di tutto».