L’EDITORIALE – Il ridimensionamento del Napoli: mercato bocciato, gioco assente e l’ombra del passato

di Vincenzo Letizia
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Un’estate all’insegna dell’immobilità, o peggio, dell’indebolimento programmatico. La gestione dell’ultima sessione di calciomercato da parte del presidente Aurelio De Laurentiis sta presentando un conto salatissimo alla piazza azzurra. La cessione di Miguel Gutiérrez — oggi di nuovo protagonista assoluto e migliore in campo con la maglia del Bayer Leverkusen, con tanto di gol all’attivo — è solo la punta dell’iceberg. A questa si aggiunge la mancata sostituzione di Eljif Elmas a centrocampo e la scelta incomprensibile di trattenere in rosa elementi palesemente scontenti o già bocciati dalla precedente gestione, su tutti Lorenzo Lucca e soprattutto Noa Lang.

Di fronte alla volontà della proprietà di contenere gli investimenti, la strada maestra sarebbe dovuta essere un’altra: il coraggio di lanciare e valorizzare i giovani di prospettiva. Profili come il neo nazionale Antonio Vergara o Constantino Favasuli continuano invece a essere sacrificati in panchina da Massimiliano Allegri. Se la strategia aziendale era il risparmio, allora si sarebbe dovuto puntare su un’identità di gioco effervescente, moderna e spettacolare. Tecnici emergenti e con idee di calcio moderne, come Vincenzo Italiano (oggi osannato anche in Turchia) o Raffaele Palladino, avrebbero potuto garantire entusiasmo e sviluppo senza gravare sul bilancio.

Il campo sta invece restituendo uno spettacolo desolante: il Napoli offre prestazioni spesso inguardabili e, dato ancora più grave, senza nemmeno raccogliere i risultati. La classifica piange e il gioco latita. Per una società capace di cucirsi sul petto due scudetti negli ultimi quattro anni, è sconcertante assistere a una deriva culturale prima ancora che tecnica: sentire tesserati dichiararsi soddisfatti dopo uscite opache o fare spallucce di fronte a sconfitte pesanti — come quelle maturate contro Inter o Arsenal — fino ad accontentarsi di un misero pareggio sul campo di una Fiorentina tutt’altro che irresistibile, è il segnale più allarmante.

La sensazione diffusa è quella di un spaventoso salto indietro nel tempo, a epoche in cui la rassegnazione prevaleva sull’ambizione. Senza una sterzata immediata sul piano della mentalità e del coraggio tattico, il rischio di vanificare il ciclo vincente costruito con tanta fatica diventa ogni giorno più concreto.

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