di Vincenzo Letizia
Nella complessa geografia del momento azzurro, la figura di Lorenzo Lucca si sta trasformando nel simbolo vivente di un cortocircuito che travalica il semplice errore tattico o la giornata no. Destinato nei piani della vigilia a rappresentare uno dei perni dell’attacco partenopeo, il centravanti sta finendo per incarnare tutte le contraddizioni di una stagione nata sotto una cattiva stella.
Sul piano strettamente tecnico e caratteriale, le prestazioni offerte finora dall’attaccante raccontano di un giocatore in perenne affanno. Incolori — per usare un benevolo eufemismo —, prive di quella cattiveria agonistica e di quella personalità indispensabili per reggere il peso di una maglia pesante e di una piazza esigente come Napoli. A fare rumore, tuttavia, non sono soltanto le amnesie con il pallone tra i piedi, ma l’atteggiamento mostrato nelle dinamiche di campo. Vedere un profilo ancora tutto da strutturare permettersi di polemizzare sul rettangolo di gioco con un totem assoluto del calcio mondiale come Kevin De Bruyne rasenta il paradosso. Lì dove dovrebbero regnare l’umiltà, l’ascolto e la volontà di assorbire ogni singolo insegnamento da un campione di quel calibro, emergono invece nervosismi fuori luogo e un’incomprensibile presunzione.
Va detto però, ad onor del vero, che il peccato originale di questa parabola non è da ascrivere interamente al calciatore. Non è colpa di Lucca se si trova oggi al centro dell’attacco del Napoli, proiettato in una dimensione e in una categoria che finora dimostrano di non appartenergli. La responsabilità primigenia ricade interamente su chi ha avallato l’operazione a cifre iperboliche, accogliendo l’ingaggio con i suoni di fanfara della comunicazione presidenziale. Quegli stessi addetti ai lavori e opinionisti d’area che, al momento dell’acquisto, scortavano il calciatore a Napoli definendolo senza mezze misure “più forte e funzionale di Darwin Nunez”.
Oggi, di fronte all’evidenza dei fatti, ci si trincera dietro un imbarazzante silenzio o, peggio, si assiste al tentativo di arrampicarsi sugli specchi pur di non ammettere l’abbaglio. Personaggi che, anziché fare un salutare bagno di umiltà, continuano a pontificare e a lanciare prosopopee, dimostrando una grave mancanza di obiettività o, ancor più banalmente, di non padroneggiare la materia calcistica. Una situazione grottesca dove l’unica soluzione ragionevole sarebbe spegnere i microfoni e fare i conti con la realtà.
Il Personaggio della settimana
Lorenzo Lucca si ritrova così al centro di una tempesta perfetta: da una parte i suoi evidenti limiti di adattamento e di personalità a certi livelli, dall’altra il peso insostenibile di una narrazione societaria che gli ha cucito addosso un abito decisamente troppo grande. Senza un immediato bagno di umiltà e una drastica inversione di rotta in campo, il rischio di restare stritolato tra la pressione del campo e gli errori della dirigenza è ormai molto più di una semplice suggestione.