
L’arrivo all’Ajax: dai fischi alla fiducia di Koeman
Niente Arsenal quindi nel destino di Ibra. A puntare su di lui fu l’Ajax: “Era in trattativa per il mio cartellino. Dopo avermi seguito durante il ritiro estivo in Spagna, mi hanno contattato dalla squadra olandese e abbiamo chiuso il mio trasferimento in un’ora – spiega – Quando è uscita la notizia, mia mamma mi ha chiamato con voce triste ed era convinta fosse successo qualcosa di brutto, perché, da dove veniamo noi, quando esce la tua foto in televisione è successo qualcosa di grave o hai subito un infortunio serio. Anche se tu sei diverso, o arrivi da brutte zone, tutto è possibile: basta lavorare e credere in se stessi”. Così come al Malmoe, l’inizio in Olanda non fu facile per lui: “All’Ajax non avevo nessuno. In quella fase della mia carriera non facevo tanti gol, quindi mi fischiavano molto. Questo è stato l’unico momento in cui mi sono sentito strano, perché oggi quando mi fischiano, mi sento stimolato. Mi dà adrenalina, mi dà motivazione”. Anche ad Amsterdam la svolta arrivò grazie ad un allenatore: “Dopo un po’, all’Ajax è arrivato Ronald Koeman, che ha iniziato a parlare con me. Finalmente ho trovato un allenatore che mi parlava, che mi aiutava, non solo uno che mi dava ordini, che mi diceva quello che devo fare senza fornirmi alcun feedback. Quando ho fatto gol nella finale di Coppa Nazionale Olandese, ricordo che lui è venuto da me e mi ha ringraziato”.
Fonte: Sky
