
Il confronto con Dzeko e l’adattamento di El Shaarawy
Dello spostamento arretrato di Nainggolan si era lamentato anche Edin Dzeko, in particolare dopo essere rimasto orfano in estate dalla partenza di Salah. Il calciatore in grado di diventare capocannoniere della Serie A e dell’Europa League sembrava a un certo punto sparito nel nulla, un’insofferenza che era stata dichiarata a cielo aperto dopo lo 0-0 interno contro l’Atletico Madrid. “Sono troppo solo in avanti e tocco troppi pochi palloni” dichiarava allarmato il bosniaco che poi qualche ora dopo provava a correggere il tiro: “Non era una critica a Di Francesco la mia, ma avrei voluto fare di più. Con i suoi insegnamenti andremo lontano”. Forse una frase di circostanza, di sicuro una bella previsione visto che da quel momento in poi la media realizzativa della Roma, e nel complesso tutto il gioco offensivo, è stata in costante miglioramento. Merito anche della crescita degli esterni e in particolare di El Shaarawy che ha mostrato un volto nuovo rispetto a quello Spallettiano ammirato nelle precedenti stagioni. La versione 2.0 del faraone è molto più dedita al sacrificio, attitudine necessaria se alle spalle si hanno esterni offensivi come Florenzi o Bruno Peres. Sì, parliamo di fascia destra, perché l’altra grande mossa vincente di Di Francesco è stata riuscire a convincere l’azzurro a giocare sulla fascia a lui meno consona e che aveva creato non pochi grattacapi lo scorso anno all’attuale allenatore dell’Inter. È presto per fare verdetti, ma la sensazione ormai consolidata è che questa squadra ha la possibilità di giocarsela con tutti, grazie al suo più grande punto di forza: il gruppo. E tutto ciò, va ricordato, senza poter contare ancora su Schick e Karsdorp, gli uomini simbolo della campagna acquisti giallorossa.
Fonte: Sky