Il calcio “ereditato”: storie di padri e figli

Le due storie più incredibili del calcio moderno, quelle che per comodità chiamiamo favole, sono legate da un cognome: Schmeichel. Papà Peter, al piccolo Kasper, non ha trasferito solo la passione per il calcio e per il ruolo di portiere: deve avergli passato anche la predisposizione all’impresa. Il loro album di famiglia è fantastico: tenero, soprattutto, per tornare alla premessa. Dalla foto di Peter, sul prato dell’Old Trafford, mentre regge i suoi trofei insieme al piccolo Kasper, vestito anche lui con la divisa dello United, a quella del figlio che riceve la coppa della Premier, immortalato dal papà che voleva portarsi a casa uno scatto privato di quel momento. Ma soprattutto: Peter Schmeichel è il leggendario portiere del Manchester United entrato nella storia anche con la nazionale danese, quella che all’Europeo del 1992 non doveva neanche partecipare e che, richiamata dopo l’esclusione della Jugoslavia, andò a vincere contro qualsiasi pronostico. Kasper, all’epoca, era solo un bambino: ventiquattro anni dopo “ripeterà” l’impresa del papà facendoci sognare con il Leicester dei miracoli. Da quel momento in poi, non sarà più soltanto “il figlio di”, pesante etichetta che, con il cognome, si porta dietro chiunque abbia avuto un padre famoso. Lo certifica lo stesso papà Peter, con un gesto al contempo così social e così tenero, dopo la vittoria del Leicester: in un’era in cui per gli altri siamo quello che dice la nostra bio di twitter, lui la cambiò in “Papà del campione della Premier”. Un passo indietro, una “retrocessione”: per lasciare il posto – anche quello nella storia – al figlio.

Fonte: SkySport

Commenti