Il Napoli è in crisi: fuori dalla Champions e già in ritardo anche nella volata scudetto, dopo il deludente ko al San Paolo contro il Chievo. I tifosi sono delusi e hanno messo tutti sotto processo: società, allenatore e giocatori. Ma nel patto tra De Laurentiis e Benitez non ci sono crepe, neppure dopo gli errori sul mercato e la crisi del Napoli rischia di essere sottovalutata. Il tecnico spagnolo ha la completa fiducia del suo presidente e prepara il riscatto in Europa League, con la sfida di giovedì sera contro lo Sparta Praga (di nuovo a Fuorigrotta) già dietro l’angolo.
Magari avessero litigato davvero: giusto un po’, quanto basta per non appiattirsi l’uno sulle posizioni dell’altro, nella ferrea convinzione di essere sempre sulla strada giusta. Altro che crisi: la coppia al comando del Napoli non è mai stata così solida e unita, confermano anche le voci di dentro. Ma non ce n’era neppure bisogno. I fatti sono sotto gli occhi di tutti e valgono molto di più di qualunque rivelazione, comprese quelle di chi è bene informato. Tra Aurelio De Laurentiis e Rafa Benitez non ci sono mai stati momenti di vero attrito, finora. Nemmeno dopo lo choc per l’uscita di scena dalla Champions League, archiviato dai due con una breve chiacchierata sul volo charter per l’Italia, durante il mesto viaggio di ritorno da Bilbao. Le spiegazioni del tecnico riaccesero in un attimo lo sguardo del presidente, che si fece subito una rassicurante ragione per il ko contro l’Athletic. «È andata così: non voglio vedere delle facce avvilite, vuol dire che adesso saremo più forti in campionato». Mai un dubbio: né sul progetto, né sulle operazioni (acquisti e cessioni) concluse durante il mercato, né sul futuro della squadra: nonostante il contratto in scadenza a giugno dell’allenatore spagnolo. Stima e feeling — peraltro reciproche — continuano a galleggiare al di là dei risultati: messi in secondo piano dai rapporti personali. Tutto molto bello, se la coppia uscirà a testa alta dalla burrasca. Le polemiche per la settimana di vacanza inglese di Benitez hanno strappato un sorriso a De Laurentiis: nemmeno sfiorato dall’idea di chiedere a Rafa di rinunciare, nonostante la batosta in Champions. Il viaggio era già stato programmato in anticipo, prima ancora della doppia sfida contro l’Athletic Bilbao e con la totale approvazione della società. Se ci fosse stata tensione, tra l’allenatore e il suo datore di lavoro, un professionista serio e scrupoloso come lo spagnolo non si sarebbe mai allontanato da Castel Volturno. L’ha fatto perché aveva il completo appoggio del suo presidente, a cui l’unisce anche l’attaccamento comune alla famiglia, che vale molto di più di una partita con il Chievo. Aurelio e Rafa si sono trovati quasi sempre a parlare lo stesso linguaggio, nei 14 mesi di convivenza sul pianeta azzurro. Per De Laurentiis, reduce dalle quattro stagioni di guerra fredda con Mazzarri, l’arrivo del tecnico spagnolo è stato un toccasana anche dal punta di vista personale, oltre che sportivo: con il passaggio dalla strategia dello scontro a quello dello confronto. Tutti a immaginarli ai ferri corti, durante il vertice di venerdì scorso a Castel Volturno. I due organizzavano invece la lunga trasferta di fine anno in Qatar, dove il Napoli contenderà il 22 dicembre la Supercoppa alla Juve. D’accordo anche in questo caso, sui benefici economici e d’immagine che ne deriveranno. Nemici mai. E sul mercato è stato un danno. De Laurentiis ha passato l’estate con una certezza: bastavano i ritocchi, altro che top player. C’era già Benitez in panchina, al secondo anno con il Napoli e più a suo agio in serie A. Nessun rodaggio da pagare e successo assicurato, pure grazie ai recuperi di Hamsik, Zuniga, Maggio e Mesto. C’erano già in casa, i rinforzi. E via Behrami, Pandev e Dzemaili, gli scontenti dello spogliatoio. Tutti per Rafa e Rafa per tutti, certo: ma finora non è bastato.
La Repubblica