
Classe, intuito, genialità, rispetto. Per descrivere le qualità di Rakitic e Modric non basterebbe probabilmente un giorno intero. Il mondo li invidia, la Croazia se li gode e con loro ha sognato di raggiungere un risultato impronosticabile alla vigilia, più per la negativa tradizione che per l’effettiva potenzialità della Nazionale di Dalic. I gol in semifinale e finale li hanno messi a segno gli “italiani” Perisic e Mandzukic, ma il meraviglioso cammino croato è stato guidato dalla sapienza di quel centrocampo di altissimo livello, rappresentanza del dominio palesato negli ultimi anni da Real Madrid e Barcellona. Il centrocampista dei Blancos ha agito come un direttore d’orchestra: perfetto in ogni suo movimento, leader e organizzatore dell’intera manovra attorno a sé. Tutto questo senza mai perdere la lucidità, neanche quando un rigore fallito al 116′ contro la Danimarca poteva costare ai suoi l’uscita di scena anticipata. Se il club spagnolo del resto ha dominato in Europa è perché, dietro questo incredibile lungometraggio durato 3 anni, c’è sempre stata la regia del piccolo grande Luka, scappato via dalla guerra durante l’infanzia e diventato negli anni, in modo quasi blasfemo, il Messia del Bernabeu, “colui che tutto vede e tutto sa”. A provare a interrompere questa supremazia ci ha pensato il Barcellona di Rakitic, uno che in finale di Champions ha anche messo la sua firma ed è diventato il partner ideale in Nazionale – e in questo Mondiale – del numero 10: la perfetta spalla su cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà e a cui affidare la celebrazione del gol e della vittoria. È stato lui infatti ad assumere il volto del protagonista principale nelle due lotterie dei rigori vinte dalla Croazia, mettendo a segno i penalty decisivi sia agli ottavi contro i danesi sia ai quarti contro i padroni di casa della Russia.
Fonte: Sky
