Ci sono momenti che valgono un’intera carriera, brividi che nemmeno un gol decisivo sa regalare. Per Yannick Stopyra, ex attaccante della nazionale francese, il ricordo più bello non è legato a un trofeo, ma a due semplici parole pronunciate nei corridoi del San Paolo. Intervistato da L’Equipe, Stopyra è tornato indietro nel tempo, precisamente a quel delicato incrocio di Coppa Uefa tra il suo Tolosa e il Napoli.
Un frammento di storia calcistica che riporta alla luce l’essenza stessa di Diego Armando Maradona: un dio del calcio che, sorprendentemente, dimostrava di avere gli occhi puntati sul mondo intero.
L’intervista: “Hola, Yannick”
Qual è il ricordo più vivido che conserva del periodo successivo ai Mondiali del 1986?
«Con il Tolosa andammo a giocare a Napoli, il Napoli di Maradona, in Coppa Uefa. Alberto Tarantini, che era mio amico e compagno di squadra argentino al Tolosa, stava parlando con Maradona vicino agli spogliatoi, in un corridoio dello stadio. Pensai: “Cavolo, lì c’è il miglior giocatore del pianeta”. Non potevo certo chiedergli un autografo.»
Cosa accadde quando si incrociarono i vostri sguardi?
«Passai accanto a loro, li guardai e dissi semplicemente: hola. E allora Diego Maradona mi fece il più bel complimento che si possa ricevere. Mi rispose: hola Yannick! Può sembrare una sciocchezza, ma significava che sapeva chi fossi. Credo che fosse l’effetto Mondiali.»
Che un’icona planetaria come Maradona riconoscesse un avversario incrociato solo pochi mesi prima in Messico, durante quel Mondiale che consacrò il Diez nell’Olimpo, dà l’esatta misura di quanto Diego vivesse di calcio a 360 gradi. Per Stopyra, quel saluto personalizzato è rimasto impresso nella memoria più di ogni altra vittoria. Un piccolo dettaglio per il sognatore di Buenos Aires, un pezzo di immortalità per l’attaccante francese.