Dal “furto del secolo” del 1966 alla “mano di Dio” del 1986, la semifinale mondiale riaccende una rivalità infinita. Il ct e Bellingham si punzecchiano, ma è proprio da questa elettricità che la nazionale dei Tre Leoni trae la forza per soffrire e vincere.
Se il calcio fosse semplicemente un gioco, allora la sfida di questa sera fra Inghilterra e Argentina, che mette in palio l’accesso alla finale Mondiale, sarebbe niente di più che una partita. Ma quando si incrociano queste due nazionali, la dimensione ludica si dissolve per lasciare spazio alla storia, alla politica, all’identità nazionale e alle passioni collettive.
Non è una partita qualunque. È la narrazione di una rivalità profonda, fatta di schermaglie diplomatiche, ferite mai del tutto rimarginate e conflitti che dal piano geo-politico (come la guerra delle Falkland-Malvinas del 1982) si sono trasferiti sul rettangolo verde. È la rievocazione del gol di mano di Diego Armando Maradona all’Azteca nel 1986, seguito pochi minuti dopo dal “Gol del Secolo”.
Questa sera, a guidare l’Inghilterra nel tentativo di esorcizzare il passato, c’è un tedesco: Thomas Tuchel.
Il ct e la stella: scintille nello spogliatoio
La vigilia della semifinale è stata scossa da un confronto a distanza decisamente elettrico tra l’allenatore e la stella più splendente della squadra, Jude Bellingham. Un rapporto fatto di stima, ma anche di continue punzecchiature pubbliche e private.
«Forse non sa cosa significa affrontare Haaland, Odegaard, Nusa, Sorloth…»
Con queste parole taglienti, Bellingham aveva criticato la prestazione difensiva della squadra dopo la sfida contro la Norvegia. La risposta di Tuchel non si è fatta attendere, riportando una forte dose di pragmatismo all’interno dello spogliatoio e smentendo con una certa irritazione le voci di una spaccatura insanabile.
Eppure, proprio in questa apparente instabilità risiede la vera forza dell’Inghilterra in questo Mondiale. È una squadra che riflette perfettamente il carattere del suo giovane trequartista: talento cristallino, una personalità strabordante che non teme niente e nessuno, né sul campo né davanti ai microfoni. Sotto la guida di Tuchel, l’Inghilterra ha mostrato una capacità di soffrire mai vista di recente. Non ha sempre dominato il gioco, ma ne è sempre uscita vincitrice grazie a una solidità emotiva che in passato era spesso mancata.
Le formazioni ufficiali e la terna arbitrale
La sfida tattica si preannuncia spettacolare, con due sistemi di gioco speculari che si affronteranno sul prato del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta.
I probabili schieramenti in campo
| Inghilterra (4-2-3-1) | Argentina (4-4-2) |
|---|---|
| P. Pickford (Portiere) | E. Martínez (Portiere) |
| J. Stones, M. Guéhi, E. Konsa, O. O’Reilly (Difesa) | Lisandro Martínez, C. Romero, N. Tagliafico, N. Molina (Difesa) |
| D. Rice, E. Anderson (Mediani) | E. Fernández, L. Paredes (Centrocampo) |
| B. Saka, J. Bellingham, A. Gordon (Trequarti) | A. Mac Allister, R. De Paul (Esterni) |
| H. Kane (Attacco) | J. Álvarez, L. Messi (Attacco) |
C’è anche un pizzico d’Italia in questa storica semifinale. Sebbene l’arbitro principale del match sia lo statunitense Elfath, la squadra dei direttori di gara vanta una forte presenza italiana nei ruoli chiave di supporto e controllo tecnologico:
- Maurizio Mariani (Quarto uomo)
- Marco Di Bello (Var)
L’Inghilterra di Tuchel ha un conto aperto con la storia del calcio. Solo superando l’ostacolo argentino di Lionel Messi e compagni, i Tre Leoni potranno finalmente iniziare a pensare che il football, questa volta, stia tornando davvero a casa.