Dopo il parere espresso dall’Anac su richiesta del Ministro Abodi il caso non è ancora chiuso, tutto nasce dal ricorso di un ex Lazio
Questi sono giorni particolarmente difficili per il presidente della Figc Giovanni Malagò: dopo le dimissioni lampo di Paolo Maldini e Leonardo — che lasciano di nuovo la Nazionale senza guida tecnica e dirigenziale a quasi quattro mesi dal disastro di Zenica — la Federcalcio deve infatti fare i conti con un’altra grana giudiziaria. Stando a quanto rivelato da Il Fatto Quotidiano, la Procura federale avrebbe aperto un’inchiesta ufficiale, sollecitata dalla Procura generale del Coni guidata da Ugo Taucer, per verificare la regolarità dei documenti presentati da Malagò in occasione della sua candidatura alle recenti elezioni federali.
Un tema che era già stato di attualità oltre un mese fa, quando l’Autorità Nazionale Anticorruzione, interpellata dal ministro Abodi, aveva dato parere positivo alla eleggibilità dell’ex presidente del Coni (per l’Anac la norma anticorruzione sul “pantouflage” è inapplicabile), ma che ora torna caldo…
Alla base del procedimento c’è il ricorso iniziale dell’avvocato ed ex calciatore della Lazio Renato Miele, escluso dalla competizione elettorale per mancanza del sostegno delle componenti. Il nodo centrale riguarda l’articolo 29 dello statuto Figc (in linea con i principi del Coni), il quale stabilisce che per concorrere alla presidenza bisogna essere in regola con il tesseramento federale al momento della candidatura. Il quesito al centro del fascicolo è proprio questo: Malagò possedeva un tesseramento valido nel momento in cui ha depositato la documentazione per sfidare Giancarlo Abete?
Dalla Figc fanno sapere di considerare la candidatura pienamente valida e approvata dagli uffici competenti, ma sarà il lavoro della Procura federale a fare chiarezza definitiva sulla vicenda, aggiungendo un nuovo motivo di tensione per il vertice del calcio italiano.
