Stanno emergendo con sempre maggiore frequenza indiscrezioni e retroscena che descrivono un clima di profondo malumore all’interno dello spogliatoio della SSC Napoli. Con il passare dei giorni, le voci relative alle insoddisfazioni dei singoli tesserati trovano riscontri sempre più evidenti, mettendo a nudo le falle di una gestione sportiva che oggi appare quantomai discutibile. Più i dettagli affiorano, più si fa strada la necessità di bocciare senza appello la filosofia e le scelte di mercato portate avanti dal presidente Aurelio De Laurentiis e dal direttore sportivo Giovanni Manna.
I casi più spinosi riguardano due pilastri della squadra. André-Frank Zambo Anguissa non ha alcuna intenzione di rinnovare il proprio contratto, mentre per Scott McTominay la situazione appare persino più drastica: oltre al rifiuto sul prolungamento, lo scozzese starebbe spingendo per salutare la piazza azzurra già durante la finestra invernale di gennaio. Di fronte a scenari di questo tipo, la domanda sorge spontanea: viste tali premesse, non sarebbe stato più saggio azzerare completamente il ciclo e rifondare il progetto su giovani di grande talento?
I profili su cui costruire un nuovo corso, del resto, non mancherebbero e sarebbero in gran parte già presenti in rosa, a partire da elementi come Alisson Santos, Rasmus Højlund e Antonio Vergara. Una scelta di questo tipo avrebbe garantito molteplici vantaggi: fare cassa attraverso le cessioni degli scontenti, ripulire l’ambiente da umori negativi e liberare risorse economiche rilevanti da reinvestire su profili di prospettiva e di alto livello. Tuttavia, un piano di questo tipo si scontra con due ostacoli strutturali interni alla società.
Il primo limite riguarda proprio la figura del DS Giovanni Manna, il quale ha dimostrato finora scarsa efficacia e poca intuizione nell’individuare calciatori di qualità superiore realmente all’altezza della piazza azzurra; i nomi e i rendimenti dei tesserati portati a Napoli nell’ultimo periodo ne costituiscono una testimonianza evidente. Il secondo nodo strategico porta invece il nome di Massimiliano Allegri: un profilo tattico esperto ma legato a metodologie tradizionali, poco inclina a valorizzare il gioco frizzante, l’effervescenza e la sfrontatezza necessarie a far emergere un gruppo giovane.
Il quadro complessivo delinea una sonora bocciatura per la dirigenza del Napoli, rea di aver palesato una mancanza di visione a lungo termine e di concentrarsi primariamente sulla generazione di plusvalenze aziendali, relegando i risultati sportivi e le vittorie a semplici conseguenze occasionali.