OBIETTIVO NAPOLI – Il crollo delle ambizioni: identità smarrita e zero gioco al Maradona

di Vincenzo Letizia

Le parole non dovrebbero mai servire da alibi, ma da specchio. E lo specchio del «Maradona», oggi, restituisce un’immagine che rischia di offendere la memoria e la storia recente. Bisogna muovere da un punto fermo, senza infingimenti né concessioni alla retorica del “contentino”: il Napoli è, nei fatti e nel rango, un top club europeo. Sentir discettare di «belle figure» o di «prestazioni incoraggianti» significa derubricare l’ambizione a semplice folklore. Il Napoli non deve accontentarsi di figurare bene: deve provare a vincere le partite, o quantomeno avere il coraggio e la postura di provarci dal primo all’ultimo minuto.
Il bilancio dell’avvio di stagione racconta invece una realtà severa: quattro partite, tre rovesci e un solo successo, peraltro maturato tra le pieglie di una gara opaca ed episodi benevoli. Ciò che sconcerta non è soltanto la scarna dote di punti, ma la totale assenza di un’idea di gioco. Si assiste a un arroccamento d’altri tempi che fa ingiustizia persino alla memoria del Parón Nereo Rocco o di Trapattoni, maestri che nel loro pragmatismo sapevano comunque forgiare contropiedi micidiali e identità di ferro.
La contabilità di un club è materia nobile quando serve a garantire il futuro, ma diventa una zavorra se mortifica il presente. Le ragioni del bilancio, pur legittime nelle intenzioni della proprietà, sbattono contro una cassa tutt’altro che vuota e contro le esigenze di una piazza che non chiede miracoli, ma competenza. Se la scelta strategica è stata quella di contenere le spese nel mercato dei calciatori, era lecito attendersi almeno la guida di un tecnico capace di forgiare un’identità, di estrarre trama e spartito da un organico comunque competitivo. Pretendere un tiro in porta in più non è velleità; è il minimo sindacale del calcio contemporaneo.
In questo quadro s’innesta il nodo della guida tecnica. Se la proprietà voleva risparmiare, la scelta di Massimiliano Allegri risponde perfettamente all’identikit del profilo “aziendalista” tanto caro ad Aurelio [De Laurentiis. Ma cosa significa, alla prova dei fatti, essere aziendalista? Accettare senza batter ciglio una rosa palesemente non all’altezza per affrontare tre fronti competitivi, priva della qualità necessaria per primeggiare? Un conto è la gestione delle risorse, un altro è la rassegnazione tattica.
Nel calcio moderno non esistono quasi più squadre che scelgono di specchiarsi nel catenaccio come fa Allegri. Ormai quasi tutti i club, persino le realtà minori, propongono un’idea di calcio organizzato, proattivo e offensivo, fondato su ritmo, ampiezza e coraggio. Vedere invece un Napoli ridotto a difendersi e basta è uno spettacolo francamente improponibile.
Né esce indenne da questa disamina l’operato del direttore sportivo Giovanni Manna. La sua campagna acquisti, incensata con troppa fretta da un racconto mainstream compiacente, rivela crepe strutturali evidenti. Ottima di cosa? La politica delle operazioni a termine e dei prestiti rischia solo di rinviare la polvere sotto il tappeto: calciatori di passaggio che il prossimo anno rischiano di ripresentarsi puntuali a Castel Volturno, da esuberi difficili da collocare e da gestire.
Senza un’inversione di rotta sul piano delle idee e della personalità, il rischio non è solo quello di accumulare sconfitte, ma di smarrire definitivamente la propria anima.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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