MILANO – Una gara intera trascorsa in panchina, la decisione improvvisa di abbandonare il ritiro della Nazionale e un messaggio sibillino affidato ai social per rimandare ogni chiarimento. Il nuovo capitolo della parabola di Cristiano Ronaldo con il Portogallo continua a far discutere tifosi e addetti ai lavori.
A commentare l’episodio è intervenuto Cristian Brocchi. L’ex centrocampista di Milan, Lazio, Inter e Fiorentina, oggi opinionista e commentatore per DAZN, ha espresso la propria analisi ai microfoni di Sitiscommesse.com all’indomani della sfida contro la Norvegia.
L’immagine di un campione da tutelare
Per Brocchi, che nel corso della sua carriera nel Milan ha condiviso lo spogliatoio con icone del calcio internazionale, il valore assoluto del fuoriclasse lusitano è indiscutibile. La gestione di questo momento delicato, tuttavia, lascia aperti diversi interrogativi.
«Ronaldo è un grandissimo campione, uno dei più forti giocatori della storia del calcio, riconosciuto a livello mondiale. Lui, caratterialmente, è un po’ diverso: ha un obiettivo, che è quello di arrivare ai 1000 gol. Molti lo definiscono un egoismo», osserva l’ex centrocampista.
Proprio in virtù della grandezza dello sportivo, la modalità di questo strappo rischia di appannare la percezione pubblica del suo percorso: «Mi sarebbe piaciuto che un giocatore così importante riuscisse, insieme alla sua Federazione e insieme al suo allenatore, a fare qualcosa di diverso per non sporcare quell’immagine che sinceramente non merita di essere sporcata, per quello che ha fatto per il suo popolo, per la sua Nazionale e per il calcio mondiale».
Il parallelo con Luka Modric
L’analisi si sposta poi sul confronto con un altro veterano del calcio europeo, Luka Modric, protagonista di una fase finale di carriera gestita in maniera diametralmente opposta. Il centrocampista croato, andato a segno contro la Repubblica Ceca, ha stabilito il nuovo record di anzianità con la propria selezione nazionale.
«Io penso che per questi grandi campioni, come Modric e Ronaldo, arrivare alla fine della carriera sia sempre molto complicato e difficile», chiarisce Brocchi. «Sono due figure diverse, perché Modric è comunque ancora un titolare del Milan e della sua Nazionale. Ha fatto un gol importante, ma allo stesso tempo lo vedo molto più consapevole del fatto che la fine della sua immensa carriera comunque stia arrivando e sarà lui stesso a decidere quando».
La gestione del tramonto agonistico rappresenta una delle sfide più complesse per gli atleti di caratura mondiale. Se da un lato l’incessante ricerca di record personali come la soglia dei 1000 gol continua ad alimentare la determinazione di Cristiano Ronaldo, dall’altro la consapevolezza mostrata da interpreti come Modric offre una traiettoria differente, in cui la condivisione del percorso con spogliatoio e federazione preserva l’integrità della propria eredità sportiva.
