OBIETTIVO NAPOLI – Il Napoli di Allegri travolge il Frosinone: nuova veste tattica e lo spirito giusto

di Vincenzo Letizia

Era da tempo, a memoria d’uomo e di taccuino, che non si vedeva un Napoli specchiarsi in un’anima così fiera e in una qualità di palleggio così nitida. La vittoria contro il Frosinone non è un semplice referto da tre punti: è un Manifesto. E guai a sottovalutare la ciociara brigata. Non ci si trovava di fronte a una truppa di sprovveduti o a una compagnia di ventura, bensì a una compagine dal piglio garibaldino, aggressiva, infarcita di giovani talenti e di fiammate offensive capaci di far tremare le vene ai polsi.

Eppure, la creatura di Massimiliano Allegri l’ha approcciata nell’unico modo consentito dai libri di storia del pallone: con l’ascia tra i denti fin dal primo alito di fischietto. Pressing feroce, verticalità immediata, una velocità di crociera prodigiosa e la classe cristallina dei suoi interpreti più nobili. Su tutti, un Kevin De Bruyne in versione imperiale: dominatore assoluto delle traiettorie, autore d’autorevole doppietta e direttore d’orchestra in una serata in cui la musica è suonata dolce ed esaltante.

La vera nota lieta, quella che scalda il cuore e riconcilia con il campo, risiede però nell’atteggiamento. Una volta stappata la partita e agguantato il vantaggio, la squadra non si è rannicchiata nella solita e perniciosa gestione, né si è fermata ad affilare i tacchetti. Ha continuato ad affondare i colpi, a cercare il raddoppio, a masticare erba. Questa è la mentalità autentica, il marchio di fabbrica con cui tornare a sognare e a pretendere qualcosa di grande dal futuro prossimo.

Ha promossa a pieni voti anche la veste tattica. Il nuovo 3-4-3 ha garantito coperture e respiro, elasticità ed esuberanza sui binari esterni. Verrà il tempo, con il rientro degli infermi dall’infermeria, in cui si potrà fare ritorno all’antico e caro 4-3-3. Ma fino ad allora, via libera alla continuità: coltello ben stretto tra i denti, intensità feroce e la sana ossessione di arrivare prima degli altri su ogni secondo pallone. Nota di riguardo, a margine, per Benoit Badiashile: da braccetto di sinistra è stato impeccabile, una roccia su cui sono rimbalzati gli assalti avversari.

Chi resta ancora dietro la lavagna è invece Lorenzo Lucca. L’attaccante continua a deludere, ombra di se stesso e staccato dai ritmi della contesa: possiederà pur delle virtù, ma all’ombra del Vesuvio non ne ha finora mostrato nemmeno il minimo bagliore. Ed è proprio lì, al centro dell’attacco, che la società dovrà affilare le armi in vista del mercato di riparazione. Gennaio non è poi così lontano.

Commenti
Segui il canale PianetAzzurro.it su WhatsApp, clicca qui