L’ex bomber non esclude gli uomini di vertice dalla lotta scudetto e analizza la crisi dell’Inter, il miracolo Como e la carenza di centravanti italiani.
La sconfitta rimediata contro la Juventus ha complicato i piani immediati del Napoli, ma l’obiettivo di lottare per il vertice resta intatto. A suonare la carica è Dario Hübner, ex implacabile attaccante e capocannoniere della Serie A, che in un’intervista esclusiva ha fatto il punto sul campionato, sulle ambizioni azzurre e sullo stato di salute del calcio italiano.
Gli azzurri pagano un avvio rallentato, ma “la stagione è ancora lunga e il Napoli può recuperare terreno sulle dirette concorrenti”, assicura l’ex bomber, che individua nell’Inter la principale favorita per il tricolore, a patto che i nerazzurri ritrovino la solidità difensiva smarrita in questo avvio.
La lotta Scudetto: tra sorprese e certezze
Il campionato riserva colpi di scena continui, come dimostra il 3-1 rifilato dal Milan all’Inter o l’ascesa in vetta della Lazio di Gattuso, capace di esprimere un grande calcio e trascinata da una forte cattiveria agonistica. Accanto ai biancocelesti, l’impronta di Gasperini sta facendo volare la Roma, inserendosi di diritto tra le candidate a dare filo da torcere fino alla fine.
Discorso diverso per la Juventus, vittoriosa nello scontro diretto ma ancora alla ricerca di una quadratura offensiva stabile: per Hübner, una squadra che punta al titolo non può fare a meno di un centravanti in grado di garantire venti gol a stagione, senza affidarsi unicamente ai centrocampisti o agli esterni.
Il caso Higuaín e l’importanza del collettivo
Parlando di bomber e di peso specifico della squadra, l’ex attaccante si è soffermato sul rendimento di Gonzalo Higuaín nel corso della sua carriera: “Al Napoli ha segnato tantissimi gol, alla Juventus ha continuato a segnare molto, mentre al Milan ha fatto una gran fatica. Non credo che Higuaín fosse improvvisamente diventato un giocatore finito. Semplicemente, al Milan faceva molta più fatica a trovare occasioni e a tirare in porta. Questo dimostra quanto sia importante il gioco della squadra per valorizzare un centravanti.”
Dalle provinciali storiche ai vivai in crisi
Il focus si sposta poi sulla sostenibilità e sulla programmazione, prendendo ad esempio il percorso del Como — paragonato all’Atalanta dei giorni migliori per solidità e investimenti mirati sui giovani — e riflettendo sulle difficoltà di piazze gloriose come Piacenza, Brescia e Ancona, cadute nelle categorie inferiori per errori di pianificazione e costruzione della rosa.
Inevitabile una riflessione sullo stato della Nazionale e sulla carenza di grandi prime punte italiane: “Una volta avevamo tanti centravanti tra cui scegliere, adesso sono pochi. Ma il problema parte anche dalle categorie inferiori. Negli anni Novanta trovavi tantissimi italiani che potevano giocare, crescere e mettersi in mostra. Oggi, anche nelle piccole squadre di Serie C, capita di vedere rose composte per metà da stranieri. Così i giovani italiani fanno più fatica a trovare spazio e a maturare esperienza.”