Nel vasto archivio degli aneddoti più bizzarri e surreali del calcio italiano, il 20 febbraio 1983 occupa un posto d’onore. Teatro dell’accaduto fu lo Stadio Olimpico di Roma, al termine di una sfida scudetto tesissima e carica di polemiche tra la Roma e la Juventus, decisa proprio da un gol del roccioso difensore bianconero Sergio Brio.
La tensione sugli spalti e sul rettangolo verde era alle stelle. Al triplice fischio finale, mentre i giocatori della Juventus rientravano negli spogliatoi tra gli ululati e la rabbia di un pubblico esasperato, la situazione degenerò rapidamente in un caos di ordine pubblico. La polizia e le unità cinofile intervennero a ridosso del campo per fare scorta e arginare l’invasione di campo dei tifosi.
Fu proprio in quel clima di confusione che si consumò l’episodio destinato a entrare nella leggenda nera del nostro campionato. Un pastore tedesco in forza alle unità cinofile delle forze dell’ordine, disorientato dal baccano e dalla tensione generale, scambiò quel marcatore implacabile per una minaccia: scattò all’improvviso e azzannò con forza Sergio Brio ad una gamba.
Il difensore della Juventus, celebre per la sua tempra granitica e la sua proverbiale durezza in campo, si ritrovò così a fare i conti con un avversario ben diverso dai centravanti avversari: un morso in piena regola che rese il post-partita di Roma-Juventus un mix unico tra cronaca sportiva e bollettino medico. Fortunatamente l’incidente si risolse con qualche spavento e le medicazioni del caso, lasciando però ai posteri uno degli episodi più surreali e chiacchierati della storia della Serie A.