Un sonno agitato da mille pensieri, che Fred Buscaglione avrebbe cantato così: «Che notte, che notte quella notte! Se ci penso mi sento le ossa rotte…». Sarà riuscito a dormire Andrea Della Valle? Ieri, mentre osservava la rifinitura della Fiorentina che oggi ammirerà dalla tribuna dell’Olimpico assieme al fratello Diego deve essersi sentito proprio come nella canzone. «Siamo incerottati, ma determinati», giurava il presidente allargando le braccia. E, dopo uno sguardo al cielo, «confidiamo nella benedizione del Papa…».
Lungo viaggio Dodici anni di attesa, una lenta risalita dall’inferno calcistico (la C2), qualche sosta di troppo in purgatorio (effetto Calciopoli), l’illusione di aver conquistato il paradiso (l’era Prandelli), nuove battute d’arresto, fino alla stabilità di oggi, assicurata da Vincenzo Montella. «Il mio giudizio sulla nostra stagione resterà comunque molto positivo, indipendentemente dall’esito della finale. Questa Coppa, che porterei già ora ai Della Valle, non è né un trampolino di lancio per me né l’apertura di un ciclo per la Fiorentina, perché io questo ciclo lo considero già aperto. Né il mercato estivo sarà condizionato dal risultato». Nell’ultimo decennio il viaggio della Fiorentina non è stato sempre comodo, nonostante le scarpe dei Della Valle, e fa impressione che ci siano voluti 12 anni per giocarsi il primo trofeo.Vergini i proprietari, vergine l’allenatore. «Ma chissà che il mio disincanto — sdrammatizza Montella — non si riveli un vantaggio per la squadra. Magari mi farà un favore Benitez: lui ha disputato una quindicina di finali, io sono alla prima della mia carriera di allenatore. Domani (stasera) può lasciare qualcosa ad un giovane, è l’Italia che ne ha bisogno». Montella compirà 40 anni il 18 giugno, ha giusto qualche mese in più di Renzi (stasera all’Olimpico), ma non la stessa ansia di rottamazione. Anzi, la soddisfazione di affrontare un collega che, come lui, proverà a vincere la Coppa giocando a calcio. «Se non hai grandissimi campioni — la sua filosofia —, devi scegliere se affidarti al gioco o al fisico. A me sta bene così, è come comprare una casa nuova e arredarla nel tempo, senza riempirla subito di mobili. Non è più gratificante?».
Rossi dimezzato Dove sarebbe arrivata la Fiorentina con Rossi e Gomez sani? Certamente Montella avrebbe avuto la vita più facile, anche stasera. E invece, già orfano dello squalificato Cuadrado e preoccupato dal pollice di Neto (oltre che da un Borja Valero nell’inedita posizione di falso nueve), potrà solo decidere quanti minuti concedere al Pepito e quale poltrona riservare a Super Mario, se in panca o in tribuna. «Giuseppe sta bene, ha tanto entusiasmo, vedremo quanta autonomia». Tanto basta a tenere alto il morale. «Riportare la Coppa a Firenze!», chiede a «Firenzeviola» da Lisbona il grande Rui Costa, capitano dell’ultimo successo. Che notte, questa notte.
La Gazzetta dello Sport