Dries Mertens entra e regala la vittoria al suo Belgio

Il Belgio dei tanti talenti, considerato al pari della Colombia un temibile “outsider” in questa Coppa del Mondo, conquista i tre punti nel debutto contro l’Algeria al termine di una partita “folle”, condizionata dalle scelte iniziali assurde del suo ct Marc Wilmots, che per fortuna poi si ravvede e (sotto 0-1 alla pausa), inserisce gradualmente nelle ripresa tre giocatori, due dei quali gli regalano i gol del sorpasso in rimonta. Parliamo del “napoletano” Dries Martens e del “marocchino” Marouane Fellaini del Manchester United. Assurdo lasciare fuori due campioni del genere. Azzeccato anche il terzo cambio (tecnicamente il secondo, seguendo l’ordine cronologico), ovvero l’ingresso dell’ottimo “kenyota” Divock Origi al posto di un inguardabile Lukaku, versione belga-congolese dell’italo-ghanese Mario Balotelli. Nel senso che quando è in giornata diventa incontenibile con il suo grande talento, i suoi lampi di classe e i suoi gol folgoranti, ma quando non lo è (come appunto ieri al “Mineirão”) si trasforma in un’autentica zavorra per la squadra.

Invasione nordafricana. Visto che la matematica, come si dice, non è un’opinione, è facile capire perché i “Diavoli Rossi” hanno chiuso in svantaggio la prima frazione di gioco. Concedere tre uomini all’Algeria – oltre a Lukaku, anche i deludenti centrocampisti Dembélé e Chadli – significa giocare di fatto in otto contro undici. E in un simile contesto la Nazionale araba è andata a nozze, trascinata dal tifo incessante di oltre 10.000 algerini (compresi i “Pieds-Noirs” francesi d’origine nordafricana) che si sono dati appuntamento nella capitale del Minas Gerais provenienti da ogni parte del mondo. «One-two-three, viva l’Algerie!», il coro risuonato a lungo nello stadio “Mineirão” in un curioso “esperanto” che coniuga vocaboli di addirittura quattro idiomi: inglese, italo-spagnolo e francese.Andamento lento. Un banale errore di Vertonghen, laterale sinistro del Tottenham, provoca il rigore del vantaggio algerino, firmato dal “valenciano” Feghouli dopo 25’ di gioco in cui il Belgio è sembrato un motore diesel e per di più con gli iniettori incrostati. Lenta, fiacca e prevedibile la manovra dei rossi. Dall’altra parte, invece, un’Algeria pimpante e reattiva. Pur con tutti i suoi risaputi limiti offensivi in cui è palese l’assenza di una vera punta. A esagerare il concetto, le cosiddette “volpi del deserto” hanno giocato con uno schema che talvolta si trasformava in un ultra-coperto 6-4-0 a difendere il vantaggio acquisito. Ma non avevano fatto i conti con il risveglio dei rivali.Halilhodzic accusa. «Abbiamo patito la pressione dell’esordio in Coppa del Mondo – ha detto Fellaini, che è figlio di marocchini, parla arabo ed è musulmano come i rivali di giornata – poi ci siamo sbloccati» . Il ct biancoverde Halilhodzic, invece, ha accusato tutti: «Il gol del pari è stata un’ingenuità della nostra difesa mentre il 2-1 del Belgio è viziato da un fallo a centrocampo (che peraltro ha visto solo lui, ndr) . Del resto lo sapevo: noi non siamo il Brasile né lo stesso Belgio. A parti invertite l’arbitro avrebbe fermato il gioco e concesso la punizione… » .

Corriere dello Sport

Commenti