Sono pazzi, questi belgi. E soprattutto sono bravi. C’è chi si fa assurdamente espellere come Defour, che con un rosso diretto rischia di non rivedere più il campo in questo Mondiale, e chi dispensa meraviglie in pochi minuti come Hazard. Sono un po’ pazzi, vanno a corrente alternata, ma sono baciati dal talento. Come poche altre squadre in questo Mondiale passano a punteggio pieno, vincendo l’ultima partita contro la Corea giocando per 50’ in dieci.
Volontà e classe Non c’è più la Corea di una volta. Questa corre, ma con poca lucidità, e non tiene il passo dei giovani maestri fiamminghi che sanno unire ritmo e arte del calcio. La palla chissà perché torna sempre dalle loro parti, e gli attacchi arruffati degli asiatici vengono chiusi da Vertonghen, Van Buyten o Vanden Borre, a turno. Quando, raramente, mancano la palla, pensa Courtois a chiudere la strada ai coreani: ha resistito fino al rush finale contro l’assatanato Real Madrid nella finale di Champions, non si fa impensierire da Ki, Hong, Son, Kim, e non prendetela per una filastrocca. La Corea è testarda e preme con tanti uomini dall’inizio alla fine, ma non ce n’è per nessuno: forte del primato e della qualificazione assicurata, il Belgio gioca sulla moquette e i coreani vanno a casa con il mal di testa per un finale paradossalmente in crescendo. Pareva che fossero loro ad essere rimasti in dieci.
Avvertimento Wilmots aveva fatto riposare parecchi titolari, ma il risultato non ne ha risentito: l’avversario non era irresistibile, è vero, ma il Belgio ha dato una prova di forza corale e negli ultimi minuti di sarabanda si sono fatti notare Chadli e Origi, due cambi azzecati. Origi è all’origine del gol: raccoglie l’ennesima rasoiata verticale di Fellaini (palloni toccati a centinaia) e scocca un tiro che il portiere della Corea può solo ribattere. E’ lì che arriva Vertonghen a mettere il sigillo su una partita impeccabile. Le furie rosse, ieri eleganti in nero, avvisano il resto del mondo: sono un osso giovane, ma tenero no.
La Gazzetta dello Sport