Il ballo delle Perdenti: Brasile-Olanda, il film dei rimpianti

È una serata da perdenti, ma c’è sempre qualcuno più perdente degli altri. Per non essere la più fischiata e perdente (magari alle prossime elezioni) la presidente Dilma Rousseff ha deciso di rintanarsi nel protocollo: non sarà alla finale per il terzo posto che si giocherà oggi a casa sua, a Brasilia, ma sarà a Rio domani per consegnare la coppa, sperando che il dio del calcio l’aiuti e le risparmi il doverla trasferire in mani argentine. Si risparmierà i fischi anche Fred, che Scolari lascerà probabilmente in panchina per evitargli un altro incubo da perdente odiatissimo. Si autorisparmia i fischi e l’etichetta da perdente anche Louis van Gaal, che con una giravolta prova a essere più vincente dei predecessori che sono arrivati in finale: «Nessuna nazionale olandese è mai tornata a casa imbattuta. Il sogno di tutti noi era diventare campioni del mondo. Il sogno si è spezzato, ma abbiamo un nuovo obiettivo. Vogliamo tornare a casa senza aver perso una partita».

Botta e risposta È stata la sua filosofia dall’inizio, dimostrare che l’Olanda non era facilmente battibile, mentre la stampa olandese lo spingeva a preoccuparsi magari di attaccare. Eppure Van Gaal è andato dritto per la sua strada, anche tenendo in campo il sempre più abulico Van Persie, difeso pure ieri. «Siamo tutti uniti, le voci sulle divisioni nel gruppo sono spazzatura. Ci sono altri leader, ma il capitano è Van Persie e nessuno lo mette in discussione, chiedete a Dirk». Dirk, che poi sarebbe Kuyt, fa sì con la testa bionda. «Mai stato in un gruppo tanto unito, unito in maniera genuina». Sneijder e Robben, presunti avversari di Van Persie, rifiutano sdegnati le chiacchiere che sono girate riguardo a un sponsorizzazione di Huntelaar, e Van Gaal si difende da tutti i capi d’accusa. In fondo il sogno si è spezzato a pochi centimetri dalla fine, ed è una beffa che il c.t. olandese cerca di girare dalla sua parte.Prima dice: «Meglio perdere 7-1, in questo modo è stato proprio brutto». Però è il modo che lo rende imbattibile e Van Gaal alla fine gonfia le penne: «Abbiamo ancora un obiettivo».

Cambi L’unico obiettivo per il Brasile, che a differenza dell’Olanda una finalina, anzi due, l’ha già vinta, è cercare di recuperare l’affetto di un paese che sulle spalle della Seleçao ha gettato insulti, televisori, pullman in fiamme e il peso di politiche sbagliate. In Brasile non si è spezzato soltanto il sogno di una squadra: tutto si è spezzato con le vertebre di Neymar, e la situazione ambientale potrebbe non essere facile. Brasilia pare tranquilla, la Seleçao prenderà casa per la notte in un albergo molto vicino al palazzo presidenziale, ma è difficile che Dilma si faccia vedere. Più facile che la gente che ha comprato il biglietto mesi fa decida di applaudire anziché sgolarsi a fischiare una squadra ferita. Scolari ha progettato cinque cambi rispetto alla disgraziata semifinale e Van Gaal potrebbe fare lo stesso, anche se non sembra intenzionato a dar ragione ai critici schierando almeno una volta Huntelaar da titolare. Ma i suoi sono piccoli dubbi rispetto ai dilemmi che popolano l’immaginario della Seleçao. La federazione brasiliana cerca di mostrarsi salda: ribadisce la fiducia a Scolari, ieri coccolato da Neymar, eppure nessuno pensa che il vecchio c.t. possa davvero rimanere in sella. La partita in questo senso è una scialuppa di salvataggio, perché può migliorare la sua posizione. Il problema non esiste per Van Gaal, che andrà allo United. Lo United di Van Persie, però la stampa inglese spesso scrive che Louis vorrebbe portarsi dietro Sneijder. Un modo per spezzare le chiacchiere malevole dopo che si è spezzato il sogno.

Incroci Il Brasile aspetta pigramente questa partita, nella quale c’è tutto da perdere, anche se sembra impossibile che il Brasile possa perdere più di così. Appunti statistici: Van Gaal ha battuto Scolari ai rigori 19 anni fa (Coppa Intercontinentale, Ajax contro Gremio); i risultati degli incontri fra le due nazionali sono in equilibrio, l’ultima volta in Sudafrica ha vinto l’Olanda grazie a un super Sneijder (doppietta); solo Benzema ha tirato in porta in questo Mondiale più di Van Persie, che però nella fase a eliminazione diretta non ha ancora segnato; solo Neymar ha creato più occasioni da gol di Marcelo. Nella città pensata come una entità architettonicamente perfetta si possono fare altre passeggiate fra i numeri, ma il concetto principale resta quello: al massimo si può uscire dallo stadio Garrincha un po’ meno perdenti degli altri. E forse per gli olandesi, i più grandi perdenti della storia del calcio, non sarebbe nemmeno una soddisfazione.

La Gazzetta dello Sport

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