Napoli a capo chino: fischi e striscioni contro De Laurentiis

La pazienza del San Paolo si è esaurita dopo 95’: quando l’arbitro Giacomelli ha decretato l’exploit (1-0) del Chievo e la clamorosa battuta di arresto d’un progetto. I primi insulti sono piovuti su De Laurentiis, a cui è riuscito ieri l’unico dribbling dell’amarissimo pomeriggio azzurro. Il presidente aveva disertato lo stadio: ufficialmente per motivi di lavoro. Ma avrà visto in tv gli striscioni di protesta esposti contro di lui dalle due curve e dai Distinti. “Aurelio fuori i milioni, meritiamo di più”. E poi. “I palloni te li abbiamo ben pagati, i nostri sacrifici mai ricompensati”, hanno scritto i contestatori più ironici, tornando indietro di dieci anni fino ai tempi di Paestum: quando il vecchio Napoli era appena fallito e il nuovo corso ripartì appunto con l’acquisto dei palloni, per il primo allenamento. Un episodio spesso presente nei racconti del presidente, cui i 35 mila di Fuorigrotta hanno rivolto anche dei messaggi più duri e minacciosi, per ribadire che la gratitudine è finita. “A detta tua l’Europa League è una misera coppetta, ma poi ti presenti nella Champions con una semplice squadretta. Ora vogliamo lo scudetto, o sarà un anno maledetto”. Il malumore ha superato i livelli di guardia e per la prima volta è stato fischiato perfino Benitez. Cori anche contro i giocatori, dei quali cui non è piaciuta l’arrendevolezza nei minuti finali. La stagione è appena cominciata, però il Napoli rischia già di finire in mille pezzi. I buoni propositi della vigilia si sono liquefatti sul campo, dopo una settimana di inutili incontri e patti tra società, allenatore e squadra: a Castel Volturno. Chi si aspettava un approccio diverso alla sfida di ieri è rimasto spiazzato, oltre che deluso. La squadra si è limitata a svolgere il suo compitino, a tratti pure bene. Ma di cattiveria agonistica nemmeno l’ombra. Il rigore fallito al 26’ da Higuain è la fotografia perfetta di un suicidio. Il bomber ha scelto la soluzione più prevedibile: tirando a mezza altezza alla destra del portiere. Troppo poco per sorprendere Bardi, in giornata di grazia. Alla fine le statistiche degli azzurri raccontano di ben 33 assalti verso la porta avversaria, 12 angoli e 9 parate del portiere del Chievo. Eppure non è stato un assedio all’arma bianca. I giocatori di Benitez si sono limitati a eseguire gli ordini del loro allenatore e sono arrivati a un passo dal gol quasi per forza di inerzia, approfittando del modesto valore dei rivali. Niente di più. E la difesa non è riuscita nemmeno a evitare il peggio, sbandando due volte sugli assalti dell’unica punta di Corini: Maxi Lopez, un palo e un gol. Inevitabili i fischi finali, che mettono per la prima volta in discussione De Laurentiis e il suo progetto. I tifosi hanno esaurito la pazienza.

La Repubblica

Commenti