De Laurentiis, esilio a Los Angeles: scontro con i tifosi per il mercato

Il primo passo indietro l’ha già fatto domenica scorsa, Aurelio De Laurentiis, decidendo all’ultimo momento di disertare il San Paolo e vedere la partita del suo Napoli contro il Chievo soltanto alla tv: in una stanza d’albergo sul lungomare, al riparo dai fischi, dagli insulti e perfino dalle minacce della curva («Fuori i milioni, senza lo scudetto sarà un anno maledetto») che lo avrebbero aspettato a Fuorigrotta.

Tutti contro Aurelio De Laurentiis, in partenza per gli Stati Uniti e assente (salvo ripensamenti in extremis) allo stadio anche domani sera, quando il Napoli scenderà in campo per la delicata sfida europea con lo Sparta Praga. Un altro passo indietro, il secondo in pochi giorni: ma non legato in questo caso alla contestazione dei tifosi, visto che il presidente aveva già programmato da tempo la sua trasferta di lavoro a Los Angeles, dove dovrebbe rimanere almeno fino alla fine di settembre. I dubbi del produttore cinematografico, nonostante i biglietti d’aereo già in tasca, sono legati al difficile momento che stanno vivendo Benitez e la squadra. Abbandonarli proprio adesso al loro destino, infatti, è un azzardo da valutare con la massima attenzione e non privo d’ulteriori rischi: per il numero azzurro. È anche vero, però, che le sue visite al capezzale della squadra (addirittura due in cinque giorni) non hanno prodotto i risultati sperati, la settimana scorsa a Castel Volturno. Meglio la “ritirata strategica”, allora: con la speranza che le prossime gare e qualche vittoria possano almeno stemperare le tensioni. Sparta Praga, Udinese, Palermo, Sassuolo e forse pure Slovan Bratislava: sono questi gli avversari che il Napoli dovrà sfidare durante la lunga assenza di De Laurentiis, in esilio volontario negli States. Non si tratta di una novità: ogni anno il presidente passa infatti un periodo di tempo all’estero, per gli impegni con il cinema. Ma questa volta il suo viaggio assume giocoforza un significato differente, dopo la pesante contestazione dei tifosi. ”Fuori i milioni”: hanno scritto su alcuni striscioni e poi pure urlato i 35 mila del San Paolo, facendo esplodere una protesta che già serpeggiava da settimane. È stato il mercato a scavare un solco profondo tra De Laurentiis e la tifoseria azzurra, che non ha capito e accettato le mosse fatte dalla società durante la campagna acquisti, sentendosi perfino presa in giro. E allora si impone un passo indietro, per capire cosa è successo davvero nei mesi scorsi, scivolati via nell’inutile attesa dei “top player”. I soldi in cassa c’erano (e ci sono…): il Napoli ha infatti i conti in regola e aveva i mezzi economici per rinforzare la squadra, mettendo nel conto pure il tesoretto per le cessioni di Behrami, Fernandez, Dzemaili, Vargas (prestito oneroso) e Pandev, oltre a qualche giovane. E allora? Che cosa è successo? I tifosi si sono convinti che sia mancata la volontà di spenderli ed è per questo che se la prendono con De Laurentiis (“Fuori i milioni…”). Ma la ricostruzione dei fatti fa pensare che ci siano stati anche errori di valutazione sul mercato, incomprensioni nel club e ritardi, sfociati negli acquisti in extremis di de Guzman e David Lopez: due scelte di ripiego, costate comunque una dozzina di milioni. De Laurentiis ne aveva stanziati di più (una quindicina) per il solo ingaggio di Gonalons: che il Napoli era convinto di avere in pugno da febbraio, tanto che per tre mesi nessun dirigente azzurro ha pensato a un piano B. A maggio è arrivato a Roma il presidente del Lione Aulas e il contratto è stato firmato, prima di essere subito stracciato per la inattesa marcia indietro del francese: il preferito di Benitez. Che fare? Rafa ci ha provato grazie alla sua amicizia con Mascherano: sogno coltivato e quasi diventato realtà, però a conti fatti solo altro tempo perso. È cominciato il Mondiale ed è spuntato Kramer: accordo vicino (14 milioni più bonus), con tanto di visita in città dell’agente del tedesco per la scelta della casa, a fine luglio. Ennesima beffa. Ad agosto, in affanno, la caccia al prestito: da Leiva e Fellaini. Il fallimento in Champions (35 milioni persi) ha dato l’ultima spallata, certo: tuttavia non è stata solo una questione di soldi. Fuori milioni, ma bisogna saperli spendere. Pare che Lopez prometta bene: 19 (il suo numero di maglia) salvatutti.

La Repubblica

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