Rafael: “Pensiamo solo al futuro, all’Europa League e non alla Champions, allo Sparta Praga e non al Chievo”

Clic: c’è un fotogramma, Swansea, che resta incollato; e poi il ricordo vivo d’una notte indimenticabile. La memoria è un raccoglitore che scolpisce le istantanee e in quella serata luminosa, il 20 febbraio, accadde ciò che resta: è l’estasi che precede il tormento, è la gioia più sfrenata che anticipa il dolore (pure fisico), è un tornado che s’abbatte e travolge. Swansea, dove cominciò e però sarebbe stato l’inizio della fine, perché i sogni muoiono sempre all’alba d’un nuovo giorno e quel Rafael che s’era appena preso il Napoli durò il tempo di rompersi il ginocchio. «Meglio non pensare più a quell’infortunio, né alla Champions». Il futuro è adesso, è un porta (ri)spalancata dinnanzi a sé, il desiderio di ripartire, di ritrovarsi, di sentire dentro ciò ch’è volato via, di avvertire le emozioni e di vincerla. «Pensiamo all’Europa League e non alla Champions, allo Sparta Praga e non all’ultima sconfitta: cancelliamo cosa è stato, perché sapevamo che sarebbe stata dura, che avremmo dovuto pagare qualche cosa in questo inizio di stagione. C’è stato il Mondiale, siamo arrivati a gruppi sparsi e dunque è normale non essere ancora al top: ma siamo forti dentro, abbiamo una squadra che ha qualità e questa è una grande opportunità per noi e per la società».

CREDERCI. Si rigioca, nel tumulto di se stessi, d’una sconfitta che ha lasciato piaghe nel morale e che va affrontato ancor prima di andare a sfidare lo Sparta Praga, in un debutto in cui s’avverte il clima mesto di domenica sera: «Ma noi dobbiamo solo allenarci e far bene, perché siamo gente di calcio e siamo consapevoli che si devono affrontare le difficoltà: la condizione psicologica è buona, abbiamo alle spalle un club imponente e per quanto riguarda Reina e la sua presunta ombra, posso solo dire che ho avuto la possibilità di imparare molto da lui. Ma io, nella mia ancora giovane carriera, ho vinto tanto, sette titoli, e sono tranquillo: credo in me stesso, nelle mie qualità, mi impegno ogni giorno per prepararmi, per affinare lo stile, per calarmi sempre più nel mio ruolo».

IL DEFICIT. Un gol con l’Athletic al san Paolo, tre al san Mamés, uno a Marassi e uno al Chievo: i numeri non mentono e in quest’avvio scolorito, con l’incubo della Champions che ricorre e l’eco dei fischi di Fuorigrotta che s’avvertono, c’è una difesa da legittimare intorno al talento di Rafael, alla sua spregiudicata consapevolezza d’essere bravo, come a Swansea. «Io qui sto bene e penso che tutto passerà. Ho compagni di assoluto livello, sento fiducia intorno a me e penso che che per quanto mi riguarda devo sistemare solo alcuni dettagli. Ci stiamo allenando sui calci d’angolo, sulle palle inattive, ma siamo concentrati e pensiamo all’Europa League, alla nostra stagione che è appena cominciata. Siamo solo alla seconda giornata, davanti c’è un campionato intero. Ma ora è il momento dello Sparta Praga». Servono gli eroi: ricordate Swansea?

Corriere dello Sport

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