Benitez: «Peccato dover giocare con l’ansia addosso di dover vincere per forza 5-0. Ma ne usciremo»

La testa: è come se fosse un pallone. E’ piena d’aria e forse di nulla. E’ il centro di gravità permanente. E’ un’entità astratta. E’ ricca di ricordi e magari d’un filo di malinconia. «Bisogna lavorare su quella, ma pure su altro». La testa: va a zonzo per l’universo, però gira e rigira torna sempre lì, al san Mamés, il padre di questo malessere che s’annida nel Napoli (ed intorno) e che ha prosciugato energie e pure quel bel po’ d’allegria. «Ma io in situazioni del genere mi sono già trovato e dunque vado avanti come faccio da circa trent’anni: in questi giorni abbiamo analizzato la gara con il Chievo, rivisto tutto quello che abbiamo creato e loro due palle gol. Peccato dover giocare con l’ansia addosso di voler vincere per forza 5-0. Ma ne usciremo». La testa è un concentrato di soluzioni rivisitate con ironia («ho letto da qualche parte che questa è la peggior partenza della storia… Ma come, alla seconda giornata, e con una vittoria?»), la testa è un labirinto nel quale lasciarsi condurre per mano: «Perché alleno da tanto e ho vinto anche a Valencia ed a Liverpool, dove qualche colpo a vuoto l’abbiamo accusato». La testa di Benitez è un motore perennemente in funzione, un volano per spingersi oltre questo Napoli e ritrovare quello d’un passato recentissimo: «Si diceva che la preparazione, un anno fa, non fosse buona: ma abbiamo vinto la coppa Italia a maggio…».

Si cambia. Testa e cuore, perché altro potrebbe non bastare: e mentre Napoli-Sparta Praga sta per cominciare, sarà pure utile un guizzo di serenità interiore e qualche spruzzata di freschezza. «Il turn-over è certo, non so però in che misura. Per me vale ogni allenamento, anche la rifinitura: Higuain ha un problemino e Jorginho anche, ma ho un organico dal quale attingere e una certezza: vogliamo vincere, perché vogliamo superare il girone. Poi si vedrà. Procediamo per gradi: oggi pensiamo a questi avversari che rappresentano un club autorevole del loro Paese, una delle più forti di sempre della Repubblica Ceca; giocano bene, li ho studiati, possono metterci in difficoltà sui cross». La testa servirà pure a questo, a blindarsi l’area e magari anche l’anima, a tenere a bada quel clima di diffidenza che si respira, il figlio d’un mese disgraziato, avvelenato in quella Bilbao che rappresenta il tormento e poi rovinato dal Chievo: «Ma ho visto le statistiche, che purtroppo in questi casi non contano; ed i ragazzi hanno visto la gara con me. Siamo tranquilli anche se non aiuta questa impazienza che si avverte di volerla chiudere subito: invece noi in campo dobbiamo imparare a gestire, sia che si vinca sia che si perda. Così si cresce e tutti assieme lo faremo».

Non si vende. La testa conserva ogni dettaglio di questo Napoli che Benitez s’è ritagliato ad uso e consumo del suo 4-2-3-1, «abbandonato» (metafora, sia chiaro) da Albiol e da Callejon. «Sui singoli non amo parlare, in genere lo faccio solo positivamente. E a me domenica è piaciuto molto Hamsik, che ha giocato ai suoi livelli. Poi succede che qualche altro viva un momento di disagio. Ma so che passerà». Napoli-Sparta Praga è un’occasione per dimenticare, è una vigilia arricchita da un comunicato ufficiale della società per smentire voci di presunte cessioni del club («notizie prive d’ogni fondamento che smentiamo in maniera categoria») è l’opportunità giusta per tirarsi fuori dal sacco. A testa in su..

Corriere dello Sport

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