Favola Hamsik: gol e assist per il fuoriclasse azzurro davanti alla sua gente

Chi altro se non lui? Altro che calcio, questa è una storia meravigliosamente bella, un romanzone autentico, un messaggio per i fanciulli: e se pure gli dei hanno deciso, questa è la favola di Marek Hamsik, che trascina il Napoli al di là delle sofferenze, se lo carica sulle spalle, lo eleva verso la resurrezione, gli concede la seconda vittoria con un gol e un assist e punta verso la rinascita collettiva, la sua compresa. Il mondo visto da Marekiaro stavolta ha una dimensione onirica, pur nell’agevole panorama di Bratislava: ma è la nottata di Hamsik, calcisticamente germogliato qua, e c’è l’emozione viva di chi sa che un giorno potrà seriamente raccontarla ai propri (e agli altrui) bambini.

MODERAZIONE . Slovan Bratislava 0, Napoli 2: senza eccessi, con controllo agevole, attraversando l’ora e mezza per un po’ (per un bel po’) su ritmi abbordabili per chiunque, perché è dura scovare dentro di sé le motivazioni giuste contro avversari tecnicamente meno «esuberanti» e impauriti sino a spacciare un centrocampista – Soumah, poco meno di una mezz’ala – in centravanti (assai) di movimento. Ma dentro Hamsik c’è il fuoco sacro della gratitudine, il desiderio di mostrarsi alla propria gente per quel che può e per spezzare la noia (17’) arriva in soccorso il sinistro velleitario d’un capitano ch’è ben immerso nel ruolo. Lo Slovan sceglie la corsia più prudente, si sistema allo specchio, va ad «uomo contro uomo» in mezzo e copre le fasce alla stessa maniera, resta sempre con coperture abbondanti ma vacilla di nuovo (19’) sullo «scarico» di Hamsik, ciabattato da De Guzman, e sulla percussione (20’) di Zapata – sempre ispirato dal capitano – strozzata da Pernis in angolo.

SUPERIORITA’. Al Napoli viene tutto semplice, pur senza esagerare: si può affondare con naturalezza, pressare, poi avvicinarsi ai sedici metri con lo scatto di Mertens (27’), l’appoggio centrale su De Guzman e una pallida conclusione che lascia aperta la speranza per chiunque. E’ la partita speciale di Hamsik, che compare spesso (29’: girata di sinistra tenuta dal portiere) ma c’è anche stavolta la vitalità di un Maggio che costringe Straka a invertire immediatamente gli esterni e una dedizione – pur a velocità ridotta – che tenta di appagare quei settecento tifosi capaci di spingersi sino a Bratislava e non tacere mai, perché il momento resta topico.

MA SI’. E’ inutile perdersi tra le pieghe del calcio, perché questa è magìa allo stato puro ed è scritto tra le tenebre che debba essere la data-simbolo di Hamsik: s’avverte nell’aria, lo chiede la gente, l’aspetta Benitez, lo sentono i genitori e persino Pernis (35’) che su lancio di Koulibaly si lascia incantare dalla presenza d’un idolo e lascia che Bratislava-Napoli sappia soprattutto di lui. In scioltezza è 0-1, con leggerezza – un minuto dopo – Mertens va vicino all’archiviazione della pratica, respinta dalla presa a terra di Pernis. Però è quell’Hamsik là il dominatore della scena, scala e riparte, palleggia e poi lancia: sbaglia solo l’assistente (40’), perché De Guzman ne sciupa un’altra ancora.

MISCHIONE. Lo Slovan qualcosa deve pur fare: abbassa Halenar sulla linea dei mediani, infila Milinkovic a destra (dopo aver tolto Grendel), trascina Peltier in attacco e pare dia mobilità ad un 4-4-2 comunque leggibile che comunque qualcosa genera: un forcing dignitoso, un colpo di testa di Milinkovic (13’ st) fuori d’un palmo, meno certezze nel Napoli che intanto ha frenato la sua verve, quasi fosse convinto d’averla chiusa lì. Chiaro che potrebbe accadere: (18’) sulla parabola di Mertens, che scheggia la traversa; ma chiarissimo che debba essere sempre e comunque Hamsik a graffiarla, con un assist ch’è un capolavoro per Higuain, l’avvoltoio alzatosi quarantasette secondi prima dalla panchina con la voracità di chi vuole tutto e subito, perché troppo è già andato perduto e stavolta si può persino concedere una traversa (40’) a Milinkovic, però almeno è fatta e l’opzione sul passaggio del turno è energia allo stato puro. Per Hamsik, per il Napoli, per un’Europa League un po’ tinta d’azzurro.

Corriere dello Sport

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