Zaccaria: “L’integralismo tattico di Rafa condanna il Napoli”

Mario Zaccaria, noto giornalista, scrive su “NapoliMagazine.Com”: “L’integralismo tattico di Rafa Benitez condanna il Napoli ad un futuro incerto e pieno di spine. Spero ardentemente di sbagliarmi, ma credo che l’intransigenza del tecnico madrileno avrà nel prossimo futuro delle ripercussioni molto serie ed importanti sul Napoli. Sintetizzo questa mia pessimistica teoria con alcune considerazioni: 1) caso Higuain. E un dolore acuto vedere il Pipita giocare in quelle condizioni tattiche nelle quali lo si è visto negli ultimi tempi, ribadite in maniera ancora più intensa e penosa a San Siro. Non ci si può meravigliare minimamente per il fatto che l’argentino non sia ancora riuscito a segnare. Come può farlo se si trova sistematicamente da solo, chiuso in una ferrea morsa di avversari al centro dell’area di rigore e se deve combattere ogni volta con loro come Don Chisciotte contro i mulini a vento? Da che cosa dipende, se non da questa condizione di frustrazione assoluta, il suo nervosismo, palesemente mostrato non solo nei confronti degli arbitri, ma anche dei compagni di squadra? Che pena che ha fatto nel vederlo lanciarsi a testa bassa, in preda alla disperazione, contro una invalicabile muraglia di avversari nerazzurri, senza alcuna ragionevole speranza di ricavarne qualcosa di buono, quelle poche volte che gli arrivava il pallone tra i piedi! Perché Benitez si ostina a mandarlo allo sbaraglio e non ha mai provato ad affiancargli un’altra punta? Perché l’allenatore non ci dà mai la soddisfazione di mettere in campo Zapata al fianco del Pipita, in modo da liberare spazi per l’argentino e consentirgli di lavorare con maggiore serenità? Forse non accadrebbe nulla di buono. O forse si. Lo faccia almeno una volta nella vita, anche solo per provare, per darci questa gioia, per farci togliere questo sfizio. Invece niente. Se glielo si chiede perché non lo fa, la risposta è sempre la stessa: dobbiamo migliorare, dobbiamo crescere, dobbiamo fare, dobbiamo dire… Quanto potrà durare ancora la pazienza di Higuain? L’argentino quest’anno ha già dovuto ingoiare l’amaro boccone di non partecipare alla Champions League, lui che è un top player, un calciatore di primissima fascia, abituato ai grandi palcoscenici ed affascinato dalle partitissime di cartello a livello internazionale. Se a questo si aggiunge che rimane mortificato, inevitabilmente estraniato dalla manovra, in una squadra che pratica un modulo di gioco che, per come è strutturata la rosa, è assolutamente impraticabile, è facile immaginare che alla fine della stagione i nodi verranno al pettine. Temo, dunque, che Higuain possa prendere delle decisioni molto importanti, se le cose continueranno ad andare in questa direzione. E con Benitez al timone, è difficile che le cose possano cambiare; 2) caso Hamsik. Ma davvero possiamo credere che lo slovacco sia diventato da un momento all’altro un brocco? Solo Benitez si ostina a non capire (o, forse, a far finta di non capire) che Hamsik gioca un ruolo non suo. Non è una seconda punta, non può giostrare dietro a Higuain, ai limiti dell’area di rigore, avulso dalla manovra, dimenticato dei compagni, impossibilitato ad essere protagonista. Se continua giocare in quella posizione, cosa sulla quale non c’è alcun dubbio, sarà sempre peggio. E allora, viene da domandarsi: con tutto l’affetto e l’amore che lo slovacco ha per Napoli e per i napoletani, non verrà anche per lui il giorno del redde rationem? Marek ha compiuto 27 anni, è al meglio della maturità psicofisica. Non può aspettare ancora per consacrarsi un grandissimo campione del calcio. La sua involuzione sta diventando preoccupante soprattutto per lui, non soltanto per i tifosi. In queste condizioni, se Benitez dovesse restare anche il prossimo anno alla guida del Napoli, è difficile, se non impossibile, che Hamsik non chieda un chiarimento alla società; 3) caso Insigne. Lorenzo di notte, ci giurerei, si sogna i tempi di Pescara, quando Zeman lo faceva giocare nel suo vero ruolo. Insigne, lo sanno tutti, è una seconda punta esterna, con qualche propensione anche a dare una mano al centrocampo, se serve ed in casi eccezionali. Benitez lo ha trasformato in un centrocampista offensivo che, però, il più delle volte, deve giocare anche da difensore. L’esempio della partita di San Siro con l’Inter è chiarissimo. Lorenzo è stato costretto addirittura a marcare Obi, ad inseguirlo sistematicamente fin nell’area di rigore del Napoli, snaturando ancora di più il suo ruolo. Lo ha fatto, come al solito, con generosità ed abnegazione, risultando, alla fine della partita, uno dei migliori in campo. Il lavoro al quale è stato costretto a sottoporsi che, ovviamente, gli toglie molta lucidità quando si trova nel suo ruolo naturale di seconda punta, lo ha talmente sfinito che alla fine è stato costretto a chiedere la sostituzione. Attenzione, poi, c’è un altro aspetto importantissimo da considerare: questa modifica del suo ruolo gli ha anche fatto perdere la Nazionale. Non essendo, infatti, più determinante sotto porta come lo si era abituati a conoscere, Conte ha deciso di poterne fare a meno. Con grande serietà, professionalità e senso di responsabilità, Insigne ha sempre fatto e continuerà a fare tutto ciò che l’allenatore gli chiede. Ma è evidente che non possa essere contento di questo ruolo che gli viene riservato. Non pensate che alla fine dell’anno anche lui, nel caso in cui Benitez dovesse rimanere a Napoli, chiederà alla società un chiarimento? Arrivo alla conclusione. Il Napoli ha in panchina un tecnico che ha dimostrato il suo valore in tutte le squadre che ha allenato. Dunque non si possono e non si devono mettere in discussione le capacità di Benitez. Tuttavia, come tutti gli allenatori del mondo, anche Benitez ha le sue ‘fissazioni’, le sue incrollabili certezze e le intransigenze del carattere. Quando le rose che le società mettono a sua disposizione sono armoniche rispetto alle sue idee di calcio, al suo disegno tattico e sono perfettamente tarate sul modulo che vuole utilizzare, i risultati possono essere eccezionali, come, evidentemente, è avvenuto in passato a Valencia, a Liverpool ed anche a Londra con il Chelsea. Ma al Napoli, al momento, la situazione non è questa. In tali condizioni i risultati possono essere buoni (lottare per l’Europa, cosa che è avvenuta la scorsa stagione e che, sicuramente, avverrà anche quest’anno) ma non esaltanti. Allora per il prossimo futuro o si adegui la rosa alle esigenze tattiche dell’allenatore, anche passando attraverso la dolorosa rinuncia ad alcuni (o a tutti) i giocatori più rappresentativi ed ingaggiandone altri con caratteristiche diverse, o si cambi l’allenatore”.

 

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Tilde Schiavone

Sono una persona che riesce a star bene con se stessa solo se intorno a lei c' è armonia, questo è il motivo per cui cerco di risolvere i conflitti esistenti tra le persone che mi circondano;non amo i gioielli, specialmente quelli costosi, preferisco gli accessori di poco valore; non amo ricevere in regalo i fiori recisi: preferisco ammirarli nei giardini dove compiono il loro naturale ciclo vitale e non nei vasi dove hanno vita breve..Amo il blues,il canto del dolore, e il mio sogno è raggiungere un giorno quei luoghi che lo hanno visto nascere; Amo gli indiani d' america, la loro spiritualità e la loro cultura. non vivrei senza i dolci e la pizza. Sono campanilista, napolista, meridionalista ...maradonista. Adoro gli animali, ritengo che non siano loro le bestie e sono vegetariana. Non mi piace parlare, quel che sento preferisco scriverlo, so esprimermi meglio con una penna in mano anziché dinanzi a un microfono, amo inoltre il folclore della mia terra e cerco, attraverso l' Associazione Culturale Fonte Nova d cui sono Presidente, di preservarlo e diffonderlo ... e duclis in fundo AMO LA MIA NAPOLI, senza se e senza ma, ringrazio Dio perchè ha fatto sì che nelle mie vene scorresse il sangue del Sud!