Zapata si tuffa sulla Samp e il Napoli torna al 3° posto

Nella sfida più cinematografica dell’anno, un thriller naturalmente, non poteva mancare il colpo di scena all’ultimo fotogramma, proprio mentre sta per apparire la scritta «The End». Il caso sembra chiuso, le indagini risolte dall’agente Eder a modo suo, con un destro secco dal limite. Il trailer sta per annunciare il prossimo spettacolo, «Genova, Italia», con la Samp che stacca di un punto il Genoa al terzo posto. Ma poi, minuto 47, quello che uno sceneggiatore hollywoodiano non avrebbe neanche immaginato (o forse sì, rivolgersi a chi domenica ha scritto Juve-Torino): con il Napoli in dieci, e la Samp pronta alla risata finale da copione, ecco un calo di tensione, una ripartenza, in area spunta la testa di Zapata e gli spettatori restano con gli occhi sbarrati. 1-1. Pari. Non giustissimo, ma così è.

SOFFERENZA NAPOLI Non giustissimo perché il Napoli, comunque al decimo risultato utile consecutivo, sembra molto più simile a quello «incatenato» dal Cagliari che a quello che ha steso la Roma. E non ci voleva molto a capirlo, cominciando dalla scelta di Benitez che rinuncia a Mertens e schiera Ghoulam esterno alto: quasi un manifesto programmatico. D’altra parte Callejon non è quello degli 8 gol nelle prime 11 partite (terza gara a secco), Hamsik sembra il fantasma di se stesso che vaga in orizzontale finché perde palla, e Higuain un combattente sì ma un po’ impreciso e ben controllato dalla coppia Silvestre-Romagnoli. Non ha torto Zeman quando sostiene che servirebbe un regista: Inler non lo è (più?), David Lopez fa da metronomo, utilissimo ma con poca fantasia.

SAMP AGGRESSIVA MA… Se non sono belle notizie queste, aspettate di vedere la difesa: dove Britos sfoggia i limiti di sempre, Koulibaly confonde generosità con foga e il filtro davanti non è dei più efficaci. Mihajlovic non a caso punta sul 4-3-1-2 per aggredire largo con Okaka ed Eder, sperando nelle incursioni da dietro dei centrocampisti. Dalla teoria al campo il passo è un po’ lungo: finisce che la Samp poggia tutta a destra dove Okaka, molto sulla fascia e basso, porta a spasso Koulibaly e Britos, vero, ma al contempo si tiene anche lontano dall’area, giocando in pratica da seconda punta. Eder per un tempo si vede poco e Soriano, un demonio per un’ora, anche lui «taglia» verso destra invece di affondare. Col risultato che è Romagnoli il più pericoloso sottorete. Ritmo ma tanti errori. Come e più di prima il gioco del Napoli cerca solo la profondità affidandosi molto al caso, ma anche la Samp non è un mostro di geometrie.

UNICA SOLUZIONE: EDER L’unica per sbloccare la situazione, visto che le aree sono off-limits, è il gol da fuori. Ci riesce il più intraprendente, cioè Eder, minuto 12 della ripresa. E sembra finita, anche perché poco prima Rocchi non vede Rizzo trattenere Albiol in area (cose che succedono, sì, ma troppo spesso). Inoltre Duncan al posto di Obiang equilibra la mediana Samp, liberando così a sinistra Eder che sfiora il gol in altre due occasioni. Dall’altro lato l’unico a tentarci seriamente è Higuain, all’inseguimento vano del record – chissà quanto a lungo resisterà – di Maradona: gol in 6 partite di fila nell’87-88. L’argentino del Ventunesimo secolo si ferma a 5 anche per colpa sua: due volte si libera, una per tempo, ma nella prima si fa ipnotizzare da Romero che gli porta via la palla, e nella seconda tira centrale.

ZAPATA RECUPERA Finita? Pare proprio di sì, quando arriva l’espulsione di Koulibaly (secondo «giallo») al 39’ della ripresa. E invece no, il cinema ha le sue leggi, il «cattivo» è Mesbah protagonista di un finale fatto di palloni persi, il «brutto» è la Samp troppo sicura, il «buono» naturalmente Zapata che ha il coraggio di seguire la discesa di Ghoulam  dalla sinistra e di tuffarsi di testa in area sorprendendo tutti. Anche lui forse. Ma a Genova, dove il Napoli fa spesso bottino pieno, era successo qualcosa di simile anche alla prima giornata: 2-1 al Genoa addirittura al 50’ (De Guzman). Si divertono, questi scrittori di film.

La Gazzetta dello Sport

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