L’AVVERSARIO – Obiettivo Supercoppa: il Napoli di Benitez contro il rombo di Allegri

Ci siamo, la rivincita di Pechino si può consumare in quel di Doha: non ci sono più Conte e Mazzarri, e anche le squadre sono molto diverse rispetto a due anni fa, non solo per i calciatori, ma anche per il modulo tattico che Benitez e Allegri adottano.
Per entrambi i tecnici, (salvo rare eccezioni per la Juventus) è addio alla difesa a tre: l’ex allenatore del Milan ha portato diverse novità, sopratutto quella del centrocampo a rombo, che porta ovviamente la superiorità numerica nella zona nevralgica del campo, dove agiscono di fatto quattro uomini. Alla stessa maniera però esiste uno svantaggio, ossia quello della mancanza di ampiezza della manovra offensiva, dato che non ci sono vere e proprie ali: tale ampiezza dunque in fase di possesso è a carico dei terzini, che attaccano le corsie esterne anche contemporaneamente. Questo però porta i difensori centrali sempre in pericolo, perchè lasciati all’uno contro uno contro gli attaccanti avversari: per ridurre tale rischio, i due difensori centrali, Chiellini e Bonucci tendono ad alzare la linea del fuorigioco a volte anche in maniera esasperata.
Quando tutto funziona, la Juve è capace di schiacciare il diretto avversario nella propria metà campo. Quando però il tentativo di pressing non funziona, come nel gol di Bruno Peres nel derby contro il Torino, e manca la copertura, i difensori centrali della Juve si vedono costretti a dover recuperare i 50 metri di campo che hanno lasciato alle loro spalle, correndo per di più all’indietro: nell’occasione del gol granata, Chiellini è andato in affanno e ha rinculato dentro l’area di rigore invece di affrontare Peres, concedendo il tiro al giocatore granata.
In fase di possesso con il nuovo modulo le cose cambiano soprattutto per Andrea Pirlo: il regista ha a disposizione un’ulteriore traiettoria di passaggio, quella verso il trequartista che si aggiunge a quelle per i due esterni e quella per i due attaccanti.
Possiamo dire che è Pereyra l’uomo nuovo della Juventus di Allegri: il calciatore argentino si dedica al pressing, al recupero del pallone e all’immediata verticalizzazione: lavoro di raccordo, prezioso e continuo, con i centrocampisti e con gli attaccanti. La Juve costruisce le sue vittorie attraverso un’attenta disposizione in fase di non-possesso: nella vittoria netta per 3-0 all’Olimpico contro la Lazio nello scorso novembre, i centrocampisti bianconeri hanno badato principalmente a non concedere alla Lazio spazi: Pogba ha rubato addirittura 9 palloni, Pirlo 5, esattamente come Tevez, sempre disponibile ai rientri in aiuto dei compagni. Questa capacità di lottare in ogni momento della partita è il valore in più della Juve che, con il passaggio alla difesa a 4 ha guadagnato un uomo in mezzo al campo.
Per quanto il 4-3-1-2 possa garantire maggiori linee di passaggio per una costruzione di gioco più fluida e verticale, ha il notevole svantaggio che in fase difensiva non assicura la stessa protezione del 3-5-2, sia per la contemporanea spinta dei due terzini, ma soprattutto per la presenza in campo di Andrea Pirlo: sono innegabili le sue scarse doti difensive, che espongono ancor di più la Juve a eventuali pericoli durante le transizioni offensive avversarie.
Oltre ai problemi difensivi palesati contro il Torino, anche la fase offensiva la squadra bianconera ha patito i pochi spazi a disposizione e solo contro l’Atletico Madrid si era vista una Juventus così in difficoltà ad arrivare alla conclusione (oltre ai gol, soltanto un tiro nello specchio della porta). La manovra ha sofferto la mancanza di spazi e neanche la superiorità tecnica dei bianconeri ha potuto molto contro il muro di otto giocatori granata a difesa della porta. Che possa essere una tattica quella degli uomini di Benitez di aspettare la Juventus nella propria metà campo, per poi provare a farle male in contropiede grazie alla velocità e alla tecnica di Callejon e Mertens? Staremo a vedere…

Giuseppe Di Marzo

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