Ritorno alla normalità. Quelle poche illusioni sono svanite in una notte di pioggia, sotto i colpi di una Juventus prepotente e determinata nel volere imporre la propria forza. C’è riuscita, la capolista, gettando nello sconforto l’ambiente napoletano. Nemmeno il ricordo della recente Supercoppa vinta a Doha potrà rimettere pace nell’animo dei tifosi, mortificati dal risultato e dalla resa del Napoli. In 90 minuti si è dissolta la parte più pregnante del progetto tecnico, quella che avrebbe dovuto portare lo scudetto. D’altra parte, Rafa Benitez è stato ingaggiato per questo motivo, per consentire al club quel salto di qualità che un’intera città aspetta, ormai, da 8 anni (tempo trascorso dal ritorno in Serie A). Napoli si è riempita di Champions, di Europa League, ha sollevato al cielo due Coppe Italia e una Supercoppa e, nonostante tutto, non s’è sentita mai competitiva per lo scudetto.
POCA QUALITA’ Una competitività mai raggiunta per strategie di mercato poco costruttive. Da anni, la squadra ha bisogno di un metodista, perché è impensabile che il tutto debba restringersi alla sola fase offensiva, mentre il centrocampo continua reggersi soltanto sulla quantità. Non è un caso se la Juve si esprime al massimo proprio lì mezzo, dove ha i giocatori di maggior talento: i gol che hanno violato il San Paolo sono arrivati da un terzino (Caceres) e da due centrocampisti (Pogba e Vidal), mentre per i due mediani del Napoli si conta soltanto un tiro-appoggio di David Lopez, che Buffon ha controllato senza patemi. E quando neanche Hamsik riesce a elevare il gioco, allora l’azione del Napoli resta priva di contenuti. Aveva creduto, Rafa Benitez, che con l’arrivo di Jorginho il problema sarebbe stato risolto, ma il giovane brasiliano non ha entusiasmato, non ha evidenziato quel carattere necessario per migliorare la qualità del gioco. E dopo 5 anni e 18 milioni investiti, De Laurentiis e Bigon si saranno resi conto che Gokan Inler non è mai stato un metodista, tant’è che è stato inserito nella lista dei cedibili. In questa prima parte del mercato invernale, sono arrivati Gabbiadini, attaccante, e Strinic, difensore, ma non c’è traccia di trattativa per un metodista. Qualcosa s’era mosso nella scorsa estate, s’era parlato di Gonalons, Mascherano, Mario Suarez, ma si è trattato soltanto di operazioni teoriche, perché quando si è arrivati al dunque, De Laurentiis non ha voluto investire cifre importanti per non compromettere il bilancio: preso «solo» Lopez, riciclato nel ruolo pure Gargano. Un principio sano, sicuramente, ma che non favorisce il salto di qualità, mentre gli acquisti di Podolski e Shaqiri potrebbero rilanciare una nuova pretendente: l’Inter. Gli investimenti fatti, hanno anche chiarito le intenzioni di Roberto Mancini: terzo posto e ritorno in Champions come primo passo verso la rinascita.
DIMENSIONE NAPOLI La sconfitta rimediata domenica sera ha determinato la dimensione di questo club: dal terzo posto in giù. S’è capito che anche per quest’anno, la questione scudetto sarà un affare a due tra Juventus e Roma, mentre il Napoli dovrà respingere l’attacco della altre pretendenti all’ultimo posto utile per partecipare alla prossima Champions League. A partire da domenica, dallo scontro diretto dell’Olimpico, dove affronterà la Lazio, terza, che lo precede di un punto in classifica.
La Gazzetta dello Sport