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L’acuto di Izzo, nel nome di papà e di tutta Scampia

izzo genoaIncredulo e commosso. Per un cerchio che si chiude, magicamente, come in una favola, anche se la sua storia è più dura di un pezzo di pane vecchio di settimane. Il primo gol in Serie A di Armando Izzo non ha portato punti al Genoa, ma ha permesso al ragazzo di Scampia di aprire al mondo in un istante il suo album dei ricordi. La corsa verso il centrocampo con gli occhi pieni di lacrime e lo sguardo fisso al cielo, con le mani verso l’alto, come a dire: «Papà, ce l’ho fatta. Avevi ragione tu…». Perché papà Vincenzo se n’è andato via troppo presto per un male incurabile, quando lui non aveva ancora finito le elementari, lasciandogli in dote una speranza, quasi una promessa: «Un giorno giocherai in Serie A». «La dedica è per mio papà che non c’è più — ha detto Izzo —. Ma è anche per mia mamma, mia moglie, mia figlia e per il mio procuratore, un secondo padre per me».
LA STORIA Izzo aveva 10 anni quando perse il padre. Giocava nell’Arci Scampia, si divertiva a immaginarsi un giorno con la maglia del Napoli al San Paolo, e il papà sognava insieme a lui. La chiamata del Napoli arrivò sul serio, a 12 anni, ma le priorità erano già altre. Primo di quattro figli, Armando doveva aiutare la mamma a badare ai fratelli, ma anche cercarsi un lavoro. Lasciò per un po’ il calcio prima di ricominciare negli Allievi del Napoli, si impose nella Berretti campione d’Italia nel 2010-11, conquistandosi la convocazione per il ritiro dei grandi. In preparazione si presentò senza scarpe da ginnastica: «Mister, non avevo soldi per comprarle», disse a Mazzarri, che mandò — di tasca sua — un collaboratore a comprarle. Izzo non aveva ancora un contratto, e a soli 18 anni diventò anche papà. Il capitano Cannavaro organizzò una colletta nello spogliatoio azzurro per aiutarlo. Non c’era tempo da perdere, così Izzo, costretto dalla vita a diventare grande in fretta, provò l’avventura alla Triestina in Serie C, dove firmò il primo contratto. L’agente, Paolo Palermo, lo avvisò: «Sarà dura in C». Ma lui determinato rispose: «Mi piace la tua macchina, se faccio venti presenze me la regali?». Tra Trieste e Avellino quell’anno giocò quasi 30 partite, imponendosi nei professionisti e prendendosi l’auto. Sotto la guida di Rastelli cresce nella difesa a tre, conquista una promozione in B che usa come trampolino di lancio. Il Napoli lo perde alle buste per 40 mila euro, Preziosi ne versa 300 mila per portarlo al Genoa in estate. Scampia è lontana, ma sempre nel suo cuore. E il mare di Genova lo fa sentire quasi a casa. «Papà, ce l’ho fatta» avrà pensato domenica a San Siro. E il resto della storia è ancora tutta da scrivere.

La Gazzetta dello Sport

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