Del Neri: “Il Napoli è una squadra che gioca sempre per vincere ed è per questo che apprezzo Benitez, consiglio a De Laurentiis di prendere Cassano”

delneril suo miracolo Chievo ha fatto scuola, un gioco spumeggiante che lo ha lanciato su importanti palcoscenici. Gigi Del Neri è stato ex allenatore della Sampdoria e della Juventus, e NapoliStyle.it l’ha raggiunto per parlare della sfida di domenica prossima allo stadio San Paolo. Queste sono le sue dichiarazioni:


Mister lei ha fatto del suo 4-4-2 un modulo apprezzatissimo soprattutto ai tempi del Chievo, con un gioco sulle fasce che è diventato il suo credo tattico. Oggi si lavora spesso con un 4-2-3-1, come per esempio nel Napoli. Al di là dei numeri, quali sono le differenze tattiche?
“Non c’è differenza. Anche io l’ho usato il 4-2-3-1 a Bergamo con Doni dietro la prima punta. Diciamo che è un modello che sfrutta l’abilità, la rapidità e la destrezza degli esterni, con un punto di riferimento centrale con una punta adeguata a supporto di una boa o un trequartista alle spalle del bomber. Bisogna avere punti di riferimenti in uscita e un movimento difensivo che sappia portare alta la squadra. Il Napoli lo sfrutta molto bene, soffre un po’, poi riparte in contropiede, ma è un modello di gioco che mi piace molto. Molto simile a quello che si usa in Europa”.

Lei è un tecnico molto attento alla fase difensiva, e in tal senso, come giudica gli errori di attenzione della difesa partenopea?
“Sono convinto che gli errori singoli ci possano stare, sbagliano anche gli attaccanti sotto porta. Il reparto difensivo, invece, deve essere bravo a lavorare da solo. Sono convinto che non si può avere copertura dal centrocampo per 90 minuti, è impensabile. Ci sarà parte della gara nella quale deve saper affrontare la linea d’attacco da sola. Quindi studiando le situazioni che si interpongono tra i vari attacchi, si offuscano le folate offensive, lavorando da solo come reparto. Se la linea è attenta e ha struttura, si può difendere la palla sporca. L’importante è che la palla non vada nella porta, questo è il calcio…”

Domenica al San Paolo Napoli-Sampdoria, che sfida sarà?
“Il Napoli non cambierà l’atteggiamento e sarà d’attacco. La Sampdoria aspetterà e sfrutterà le ripartenze con Eder, Eto’o, Muriel o chi giocherà d’avanti. La forza del Napoli è che giocherà sempre per vincere ed è un dato di fatto importante per apprezzare quanto fatto e fa Benitez, almeno per quello che mi riguarda. Cerca di portare avanti la sua idea e migliorarla. Non cambia ideologia tattica, perché non ce n’è una migliore dell’altra, altrimenti la adopererebbero tutti. Infonde sicurezze ni giocatori e in questo ultimo periodo la squadra le ha acquisite, lavora bene nei movimenti, gli esterni come Callejon, Mertens e Insigne, lavorano molto in fase difensiva. La squadra è consapevole anche in chiave tattica e vedo un Napoli lanciatissimo in questo rush finale di stagione”.

Diceva ‘Napoli consapevole della propria forza’, merito del ritiro?
“Non credo. Ci sono squadre che vanno in ritiro e non ottengono risultati. Ripetendo la tattica che Benitez vuole adoperare, giorno dopo giorno, si acquisisce maggiore consapevolezza e serenità. Si conoscono meglio e tutti sanno cosa dover fare sul campo. Il gioco di singolo importante ma anche di squadra”.

Sampdoria e Napoli, quali le differenze? Quale disposizione tattica predilige: Mihajlovic o Benitez?
“Due squadre che giocano a quattro dietro e sono quasi speculari con due esterni che attaccano: Davanti cambiano gli interpreti, ma la Samp gioca con tre attaccanti, anche se non sempre tanti calciatori davanti segnano tanti gol. Come struttura di gioco, mi piace di più il calcio di Benitez. Come mi piace tanto l’Empoli di Sarri in chiave difensiva. Mostra concetti in quel reparto che fanno parte del mio gioco”.

Gabbiadini-Insigne-Mertens-Callejon, quattro esterni per due maglie, lei chi lancerebbe sempre dal primo minuto?
 “Se possibile tutti, senza dimenticare che ci sono Hamsik e Higuain . Sono calciatori duttili. Per esempio Gabbiadini può fare l’esterno, ma giocare anche da prima punta o alle spalle di Higuain, che lo accompagna centralmente. Diverso da Hamsik più potente e qualitativo. La fase d’attacco può cambiare interpreti, ma da fuori si vede che tutti lavorano molto. Prerogativa che nel calcio di oggi è importantissima”.


E’ mai stato vicino alla panchina del Napoli?
“No, mai. Sono esperienze che se fai ti segnano molto. Una piazza importante, una piazza che ha nel DNA il calcio. Dopo Maradona, ci sono sempre state quadre forti. Ricordo Vinicio, ma il tifoso azzurro è cultore del calcio: No, non ho mai avuto il piacere, ma sarei venuto volentieri. Vedendo da fuori, non so se Benitez resta o vada via, ma credo che, pur etichettandolo con una chiave un po’ allegra in fase difensiva, abbia portato a casa i risultati, vincendo trofei e giocandola a viso aperto in Champions contro corazzate. Non dimentichiamo che ha spazzato via il Wolfsburg che ha eliminato l’Inter. Il Napoli farebbe bene a tenersi stretto Benitez, uomo di calcio, con una sua idea, la migliore che possa esserci. Quando si ha un’idea di gioco e si cerca di migliorarla, allora sei sempre lì per vincere trofei”.

Capitolo Cassano, con lei alti e bassi un po’ come capita a tanti tecnici. Radio mercato parla della possibilità di approdare all’ombra del Vesuvio, lo consiglierebbe a De Laurentiis?
“Lo consiglierei sicuramente al Napoli. Antonio è un ragazzo che innalza il tasso tecnico di una squadra. Un talento naturale che ha nelle sue bizze la sua qualità: Deve lavorare come gli altri e sacrificarsi come gli altri, se lo fa e lo sa fare, non ha uguali in Italia”.

Cosa non ha funzionato nel suo progetto alla Juve?
“Quando si cominciano delle situazioni particolari, si va incontro anche a risultati negativi. Alla fine del girone d’andata, stavamo andando anche bene. Avevamo cambiato molto, ringiovanendo molto, ma nel ritorno ci sono state defezioni fisiche importanti che ci hanno creato problemi e non ci hanno fatto competere con chi ci stava davanti. Sapevamo che era rischioso cambiare così tanto, ma siamo contenti del nostro lavoro. Un’esperienza che ricordo con affetto”.

Quando la rivedremo in panchina?
“Spero quest’anno. Qualche soluzione importante che mi dia la possibilità di lavorare in serenità. Sono convinto che nel calcio si può sempre migliorare. Ci vuole un po’ di pazienza, ma il calcio italiano non ne ha. Si vuole solo vincere, all’estero invece si dà tempo anche ai giovani di 16-17 anni e li si fa giocare anche in Champions. Qui in Italia non accade, ma ti ritrovi Morata, ad avere caratteristiche da campioni. Anche i giovani possono dire la loro nelle grandi squadre. Spero che giocatori dell’Empoli e del Sassuolo possano portare avanti la Nazionale italiana con campioni come Pirlo, Buffon. Ma non ci si deve aspettare esperienza, sono ancora giovani…”

Commenti
avatar

Tilde Schiavone

Sono una persona che riesce a star bene con se stessa solo se intorno a lei c' è armonia, questo è il motivo per cui cerco di risolvere i conflitti esistenti tra le persone che mi circondano;non amo i gioielli, specialmente quelli costosi, preferisco gli accessori di poco valore; non amo ricevere in regalo i fiori recisi: preferisco ammirarli nei giardini dove compiono il loro naturale ciclo vitale e non nei vasi dove hanno vita breve..Amo il blues,il canto del dolore, e il mio sogno è raggiungere un giorno quei luoghi che lo hanno visto nascere; Amo gli indiani d' america, la loro spiritualità e la loro cultura. non vivrei senza i dolci e la pizza. Sono campanilista, napolista, meridionalista ...maradonista. Adoro gli animali, ritengo che non siano loro le bestie e sono vegetariana. Non mi piace parlare, quel che sento preferisco scriverlo, so esprimermi meglio con una penna in mano anziché dinanzi a un microfono, amo inoltre il folclore della mia terra e cerco, attraverso l' Associazione Culturale Fonte Nova d cui sono Presidente, di preservarlo e diffonderlo ... e duclis in fundo AMO LA MIA NAPOLI, senza se e senza ma, ringrazio Dio perchè ha fatto sì che nelle mie vene scorresse il sangue del Sud!