Nunzia Marciano: “Il 10 maggio per Napoli non è un giorno come gli altri, ed andava onorato così come non hanno fatto gli azzurri a Parma”

marcianoNunzia Marciano, giornalista, scrive su “NapoliMagazine.Com”: “Il 10 maggio non è un giorno qualunque. Non lo è da 28 anni. Non lo è dal 1987. Non lo è da quella notte in cui il cielo d’Italia era più azzurro che mai. Non lo è da quel primo scudetto. Il 10 maggio per i napoletani è il giorno della Vittoria, il giorno della prima gloria, il giorno in cui Maradona divenne il Dio di Napoli. Per sempre. Un giorno che va onorato, sempre, a prescindere. Ancora di più se coincide col giorno di Parma-Napoli, col giorno che il Napoli deve usare per prendere la rincorsa e volare, alla volta della scalata del campionato, obiettivo la Champions. E invece è il giorno dell’amarezza, il giorno di un pareggio da non-gioco. Il giorno di due errori clamorosi di un portiere da cui ci aspettiamo di più, molto di più. E se è vero che i campani Palladino e Mirante, contro il Napoli fanno la partita della vita, a prescindere dal fallimento e dalla retrocessione, è vero anche che gli azzurri di Benitez buttano al vento un primo tempo “sano-sano”. 45′ sprecati che non torneranno più, che sul finire di campionato non si possono più recuperare. A meno tre partite dalla fine, non c’è più spazio per i recuperi e per le rimonte. C’era spazio solo per la vittoria, solo per approfittare della sconfitta della Roma, per sperare in un traguardo che si rincorre da 35 partite. E che ora è lontano anni luce. Nonostante l’ottimo Manolo e il buon Dries, di cui ringraziamo le mamme nel giorno della loro festa per averceli fatti tosti così, questo Napoli intossica. Benitez fa turn over e non paga. E nulla può un ottimo capitano e un subentrato Gonzalo su un Mirante para-tutto che nega una vittoria di cui il Napoli aveva disperato bisogno. Soprattutto dopo l’Europa, soprattutto dopo il deludente pareggio della gara d’andata col Dnipro. E adesso il sogno Champions passa da lì, dalla gara di ritorno a Kiev, dove sarà d’obbligo vincere, qualificarsi, conquistare la finale per giocarsela a Varsavia, dove sarà d’obbligo giocare tutti e 90 minuti e crederci, ancora. Fino alla fine. Crederci in campo fin dal primo minuto. E fino all’ultimo. Fermandosi un attimo primo di una rissa sfiorata per un Pipita che permaloso, non accetta un buffetto e ricorda a Mirante che loro sono in “Serie B”, ma il Parma gioca alla grande, non si risparmia, nonostante sia oramai in “Serie B”. A risparmiarsi il gioco è invece il Napoli. Nel momento in cui bisognava spendere tutto, spendersi al 100%. Manca troppo poco e non c’è più tempo per non onorare degnamente questa maglia, per non scendere in campo con la sete e la fame di vittoria. Non c’è tempo per non vincere. Ora è tempo per dimostrare che il Napoli c’è e che crederci sempre è ciò che tutti dobbiamo fare. Tutti. Primi fra tutti gli 11 che scendono in campo”.

 

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