Il calcio è un posto strano. Un attimo, aspettate, stavolta niente scandali, dietrologie e procure. Stiamo proprio parlando della palla che gira: tu pensi che vada in una direzione, e poi te la ritrovi da tutt’altra parte. Da mesi, fino alla noia, stiamo dicendo che la Lazio gioca, pianeta Juve a parte, il miglior calcio del campionato, che la Roma sembra Dorando Pietri negli ultimi metri della maratona olimpica, e che il Napoli è un inaffidabile su e giù che neanche la pubblicità del caffè. Ora, invece, quasi all’improvviso (ma non troppo a pensarci bene), la classifica ci dice: non avete capito niente. Il derby s’è divertito a sbriciolare il «biscotto» e ora proprio la Lazio, la bella Lazio, la Lazio del centrocampo pane e gol, la Lazio del boom di Felipe Anderson, la Lazio di «ma lo sapete che è proprio bravo Pioli», rischia di restare senza merenda. E che merenda: un bel pacco di milioni, quelli della Champions. Un possibile esito che sa di paradosso: perché a guardarla in faccia, per lungo tempo, la Lazio ci ha ricordato quei mezzofondisti pronti alla volata che fanno un solo boccone degli spompati compagni di sprint. Eppure, domenica al San Paolo, la Lazio giocherà contro il fantasma del quarto posto. Roba che a inizio stagione sarebbe stato un traguardo da applausi e che invece ora diventerebbe una quota almeno in parte frustrante. Mentre il Napoli, che la classifica quasi non la guardava più dopo l’ennesima frenata a Torino, si ritrova la possibilità di salvare almeno in parte una stagione andata a male. La sfida del San Paolo, che rischiava di essere una specie di fastidiosa appendice con tutte le valigie già chiuse e tanta voglia di dimenticare, diventa storia da tutto esaurito. Qualcosa che può spostare soldi, ma anche scelte per il futuro. Questo è uno dei classici casi in cui si dice che la palla è rotonda (anche se la frase sta spesso in soffitta fra mille rimbalzi velenosi che hanno riempito il nostro calcio di recente). Considerazione che però sarebbe un po’ beffarda verso una squadra, la Lazio, che in un campionato non proprio esaltante per valori tecnici, ha saputo dare spettacolo. Francamente pure questo rimprovero verso l’atteggiamento usato nel derby – potevate accontentarvi dell’1-1… – non ci convince. Però domenica è un’altra storia. Domenica la Lazio deve dire se il suo «bello» non nasconde in realtà un’opera incompiuta, per esempio nel suo misero raccolto nelle sfide Champions. A questo punto, è una questione di testa. Questione che riguarda pure il Napoli, che stavolta ha definitivamente esaurito la sua scorta di «non hai vinto, ritenta». Ora o mai più. «Bellezza» della Lazio permettendo.
La Gazzetta dello Sport